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I SENTIERI DELLA QUARESIMA: LA GIUSTIZIA

GENNARO MATINO  – avvenire

Tempo propizio per mettersi in ascolto dell’Eterno e riconsiderare la vita credente alla luce del vangelo, la Quaresima è anche il tempo in cui è necessario leggere i segni dei tempi. Bisogna riconoscere che oggi il rischio più grave per il cristianesimo è quello di limitare la fede alla sola sfera del privato o del rituale, impedendone ogni ricaduta pubblica e affidando ad altri la lotta per la giustizia. Dimensione costitutiva del Vangelo, la giustizia è, invece, una componente indispensabile per renderlo attuale, perché essere giusti vuol dire amare l’uomo, ogni uomo. Garantirgli spazi necessari per esercitare la sua libertà. Ogni atto di giustizia è figlio dell’amore cristiano, della carità intesa nel suo più ampio significato, e finalizzato alla libertà. Ogni atto di ingiustizia è generato dall’egoismo e mira all’asservimento dell’altro. Per il credente in Cristo, dunque, praticare la giustizia non è semplicemente un’azione umanitaria. Creato a immagine e somiglianza di Dio, se vuole essere in armonia con se stesso, non potrà che rispettare la sua legge e generare giustizia per proteggere la libertà di ogni uomo. Giustizia, libertà e amore sono premesse fondamentali per strutturare una società fondata sull’armonia umana. Una società in cui la giustizia è via necessaria all’uguaglianza, la libertà è equilibrata autonomia che non offende l’alterità, l’amore è fondamento di solidarietà e partecipazione. La giustizia rimanda alla necessità di consentire a tutti di usufruire delle risorse di cui si ha bisogno; la libertà alla dignità di ogni essere umano; l’amore al dovere- diritto di coinvolgere tutti nelle decisioni che influiscono sulla vita dei singoli e dell’intera comunità umana. Libertà e amore sono inscindibili dalla giustizia, anzi, non c’è libertà senza giustizia, l’amore è pura retorica senza libertà e giustizia. Il comandamento dell’amore, che non a caso Gesù definisce un comandamento nuovo, ci obbliga non semplicemente ad amarci gli uni gli altri, ma ad amarci in maniera nuova, come Lui ci ha amato, e pertanto a essere costruttori di libertà e giustizia. Il Sinodo dei Vescovi cattolici del 1971, nel Documento conclusivo ‘ Giustizia nel mondo’ dichiarava: « Anche se non è nostro compito elaborare una analisi approfondita della situazione mondiale, non siamo stati, tuttavia, capaci di percepire le gravi ingiustizie che stanno costituendo intorno al mondo degli uomini una rete di dominio, oppressione e abusi che soffocano la libertà e tengono la maggior parte dell’umanità lontana dal condividerne la costruzione e dal godere di un mondo più giusto e più fraterno » . Dopo quarant’anni questa denuncia è purtroppo ancora attuale e chiama in causa soprattutto noi cristiani quando cerchiamo Dio altrove, lontano dai sentieri della giustizia. Eppure, il Maestro di Galilea ci invita a liberare gli oppressi e definisce beati « coloro che hanno fame e sete della giustizia » ( Mt 5,6). Troppo spesso, invece, riduciamo il significato profondo dell’essere giusti a pratica di pietà, a un pio esercizio, a vago buonismo, mentre Gesù ci chiede di lottare per un mondo migliore anche a costo di essere « perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli » ( Mt 5,10). Essere caritatevoli, donando il superfluo in elemosina, non basta. Un buon cristiano è testimone di giustizia in ogni ambito della sua vita e combatte con le armi del Vangelo per convertire le coordinate della storia alla scuola del Maestro. Molte volte, sia pure in buona fede, crediamo di essere giusti o almeno di non essere responsabili se l’ingiustizia ha imprigionato il mondo in strutture di peccato difficili da debellare. Forse faremmo bene a ricordare il monito di Gesù: « Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra » ( Gv 8,7). Forse in questa Quaresima il Signore sta dicendo a ognuno di noi: solo se sei giusto, sei un uomo di libertà, solo se sei un uomo di libertà, sei un uomo d’amore, e solo se sei un uomo d’amore, di sicuro hai trovato Dio.