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I preti si tassano per aiutare i disoccupati

I preti ed i diaconi della diocesi di Concordia-Pordenone sono i primi a dare il buon esempio alle loco comunità. Rinunciano ciascuno ad una quota dello stipendio mensile per incrementare il Fondo straordinario di solidarietà per gli impoveriti dall’avversa congiuntura economica. La sollecitazione è arrivata, in occasione della Quaresima, dal vescovo Giuseppe Pellegrini, rilanciando un’iniziativa del predecessore, Ovidio Poletto, avviata ancora nel 2009. E questo perché la crisi, lungi dall’essersi risolta, risulta, anzi, acuita. Ben 396.178,81 euro furono raccolti in un primo tempo; la Caritas li ha distribuiti a 442 famiglie o persone in difficoltà.

Il vescovo Pellegrini rilancia ora, all’inizio della Quaresima, la stessa iniziativa, invitando i preti e i diaconi a dare il buon esempio. Il fondo si affiancherà alle risorse che ogni Caritas parrocchiale sta già mobilitando nel proprio territorio, garantendo un primo aiuto nelle situazioni di emergenza. L’importanza della disponibilità del Fondo straordinario è quella di garantire un intervento di aiuto nelle zone più isolate e meno organizzate, nelle quali magari non sia presente una Caritas parrocchiale, in modo da garantire anche nei territori più svantaggiati l’accesso a delle risorse che possano alleviare la situazione di disagio delle famiglie in difficoltà.

La vicina diocesi di Vittorio Veneto, dal canto suo, ha avviato, attraverso la Caritas, il progetto “5 pani e 2 pesci”. Nei primi 6 mesi sono entrati 140mila euro circa. «Le domande approvate – ha spiegato Mara Cattai della Caritas diocesana – sono state 88, di cui 42 presentate da persone italiane. La fascia di età maggiormente rappresentata è quella che va dai 41 ai 50 anni con 27 richieste da parte di uomini e 12 da parte di donne. Le più colpite dalla crisi sono le persone sposate (27 su 39 sempre della medesima fascia di età). Ciò significa che a soffrire di più sono le famiglie. Anche nella fascia di età dai 31 ai 40 anni, su 17 interventi 13 sono inerenti nuclei familiari». L’aiuto economico viene dato in cambio di una prestazione di lavoro, attraverso i voucher.

 

Francesco Dal Mas – avvenire.itlavoro