Crea sito

I nuovi maggiordomi digitali. Un Grande Fratello senza Dio

I nuovi maggiordomi digitali. Un Grande Fratello senza Dio

Li chiamano “maggiordomi digitali”. Sono apparecchi che, per poche decine di euro, possono darci l’illusione che ogni nostro ordine venga esaudito. Strumenti così comodi da non farci intuire immediatamente quali e quanti problemi porteranno. Ma andiamo con ordine. Gli esperti non hanno dubbi: il 2019 sarà l’anno dell’invasione globale degli smart speaker. Sono quegli altoparlanti ‘intelligenti’ (dotati di microfono) che, grazie ai cosiddetti assistenti digitali, ci permettono di comandare la casa (accendendo luci e apparecchi predisposti) o di avere a disposizione musica, notizie, previsioni del tempo e molto altro semplicemente impartendo comandi vocali. Amazon è stato il pioniere del mercato con il suo Amazon Echo e la sua Alexa, lanciati nel 2014. Nel 2016, è stata la volta di Google con Google Home e Google Assistant. Infine, Apple ha tirato fuori il suo HomePod, con al suo interno la veterana Siri (la prima assistente approdata nei cellulari). Oggi ce ne sono molti altri. Ma il mondo degli smart speaker è di fatto in mano ad Amazon e Alphabet (Google). Già in questo 2018 il mercato degli smart speaker ha avuto una crescita enorme (+187%). Secondo una ricerca pubblicata da Nielsen, quasi un terzo delle famiglie americane possiede già uno smart speaker. Il mercato si sta allargando sempre di più (Italia compresa) e entro fine anno il numero di altoparlanti intelligenti presenti nel mondo dovrebbe toccare i 100 milioni di pezzi.

Secondo Deloitte, società top nelle analisi dei mercati, quello degli smart speaker nel 2019 varrà 7 miliardi di dollari, con 164 milioni di unità vendute. Se queste previsioni saranno confermate, i ‘maggiordomi digitali’ saranno i dispositivi connessi con il più rapido tasso di crescita al mondo: tra 12 mesi ce se saranno in circolazione oltre 260 milioni. Come sottolinea l’esperto Toni Fontana «l’assistenza vocale sta aprendo Internet ad una immensa massa di persone che oggi sono escluse dalle infrastrutture di connessione. In Colombia e in altri paesi del Sud America, per esempio, Google ha istituito un servizio che si chiama MyLine, un numero di telefono da chiamare, senza connessione dati, e al quale risponde Google Assistant. L’assistenza vocale in questo caso scavalca Internet a piè pari e si propone come primo contatto a persone senza alcuna cultura digitale». Tutto bello, ma al momento cosa possiamo fare davvero con un assistente vocale? L’azione più intrapresa tra i suoi possessori è usarlo per riprodurre musica. Ma possiamo anche usarli per tenerci informati con le ultime notizie, fare domande di qualunque genere (il numero e la qualità delle risposte varia da dispositivo a dispositivo), chiedere che ore sono, fare chiamate telefoniche, leggere o inviare messaggi, chiedere consigli di cucina, cambiare canali in Tv, accendere le luci, chiedere conferma degli appuntamenti presi, utilizzarli come un cronometro, comandare l’aspirapolvere robotizzato (e presto tutti gli altri elettrodomestici di nuova generazione), creare liste di cose da fare, trovare un negozio nelle vicinanze, ordinare del cibo, segnare appuntamenti e anniversari sul calendario, acquistare prodotti di vario genere in negozi come Amazon, acquistare biglietti del cinema e tanto altro.

A dare una spinta sostanziale al mercato degli smart speaker saranno anche i servizi delle aziende. Il colosso cinese Alibaba ha presentato al NIPS (Neural Information Processing Systems), il più importante appuntamento internazionale sull’intelligenza artificiale, il proprio assistente vocale (già utilizzato nel servizio clienti della sua società di logistica) e ha stupito per la capacità di dialogo del mezzo. È solo l’inizio. Secondo una ricerca di Capgemini, nel giro di tre anni il 40% dei consumatori userà un assistente vocale invece di una app o un sito web per relazionarsi con un’azienda e il 31% lo farà invece di recarsi in un punto vendita.

Secondo la società ComScore, invece, entro il 2020 (cioè, fra pochissimo) la metà delle ricerche digitali sarà vocale. E questo potrà rendere in parte obsoleti i siti web come li conosciamo oggi. Oltre al boom degli smart speaker contribuirà anche il cambiamento in atto nel nostro modo di fare ricerche con gli smartphone. Sono i telefonini, infatti, con Siri di Apple ad avere portato per primi gli assistenti vocali nelle nostre vite. E ormai non esiste smartphone che non ne sia dotato.

Per scoprire quale sia il più intelligente tra gli assistenti vocali attualmente disponibili sul mercato, l’agenzia statunitense Stone Temple ha testato la loro capacità di rispondere correttamente a 5.000 domande di cultura generale. Google Assistant per smartphone ha registrato le migliori prestazioni con un tasso di risposta del 77,2%, di cui oltre il 95% era corretto. L’assistente vocale Siri è stato in grado di rispondere solo al 40% delle domande, ma con l’80% di risposte corrette. Google Assistant per Google Home ha risposto al 66,2% delle domande, con un tasso di risposte corrette pari all’87,5%. Alexa di Amazon ha risposto al 53,7% delle domande, con un tasso di risposte corrette pari all’82,6%.

L’invasione degli smart speaker porta con sé anche domande e dubbi di natura etica. I 250 milioni di apparecchi che entreranno nelle case entro il 2019, sono dotati anche di altrettanti microfoni in grado di registrare tutto quello che viene detto nella nostra intimità. Come sottolinea l’esperto Toni Fontana «la questione riguarda tutti, perché l’assistenza vocale entra ed entrerà nelle case di tutti (foss’anche la casa di un vostro amico di cui siete ospiti)». Proprio per la sua capacità di captare e registrare ciò che avviene nelle case dov’è collocato, un assistente digitale (di Amazon) potrebbe diventare un teste chiave in un caso di omicidio. Un giudice del New Hampshire ha chiesto infatti al gruppo di Jeff Bezos di consegnare le registrazioni effettuate da un loro dispositivo collocato non lontano da dove due donne sarebbero state uccise. Secondo le indagini, l’apparecchio potrebbe avere (più o meno volontariamente) registrato qualcosa. Amazon, per ora, ha rifiutato. Per protegge la privacy del cliente ma soprattutto per proteggere la propria immagine. Chi infatti comprerebbe uno di questi apparecchi sapendo che ciò che viene registrato a sua insaputa può essere reso pubblico? Già lo scorso maggio, una donna di Portland ha scoperto di essere stata registrata da uno smart speaker mentre discuteva con il marito. Non solo. La conversazione è stata inviata dal sistema ad alcuni suoi contatti WhatsApp. Amazon si è giustificata dicendo che, a volte, gli smart speaker possono scambiare rumori e parole per i comandi che attivano la registrazione. È quindi molto probabile che sui server del gruppo ci sia molto di più di quanto gli utenti pensino.

Quindi, chi garantirà la nostra privacy? E ancora: visto che pochi setteranno in maniera precisa questi strumenti, chi garantirà le voci ‘minoritarie’ (e tra queste ormai ci sono anche quelle cattoliche) in campo informativo e culturale? E che ne sarà delle domande sulla religione, sulla morale o sulla cultura visto che al momento le risposte attingono a enciclopedie molto generiche? Per capirci, oggi alla domanda: Dio esiste? La risposta di Alexa è: ognuno ha la sua opinione al riguardo. Come dire: risposte sì, ma in alcuni casi più di maniera che di senso vero.