I magistrati. «Non esiste un sistema Bibbiano, ma veleni di soggetti in malafede»

Nel caso emiliano su 100 richieste di affido 85 erano state negate e sui 9 casi affrontati nell’inchiesta 5 erano già stati risolti dal Tribunale dei minori

La fiaccolata dopo le rivelazioni dell'inchiesta 'Angeli e demoni', relativa ad un presunto giro di affidi illeciti, Bibbiano (Reggio Emilia), 20 luglio 2019 (Ansa)

La fiaccolata dopo le rivelazioni dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’, relativa ad un presunto giro di affidi illeciti, Bibbiano (Reggio Emilia), 20 luglio 2019 (Ansa)

Avvenire

Chi ha sbagliato dovrà pagare, ma non esiste un “sistema emiliano”fondato su una gestione di assoluto potere da parte dei servizi sociali. Sbagliata anche la scelta di offrire nell’immediatezza all’opinione pubblica una notizia così rilevante – cioè l’inchiesta su Bibbiano – «senza alcun filtro, cautele, sufficienti e autorevoli spiegazioni dei percorsi investigativi e della peculiarità del caso». Scelta che ha determinato «una devastante e generalizzata delegittimazione delle professioni di aiuto, di assistenza, di cura e protezione delle persone di minore età e della funzione del Giudice delle relazioni».

Dietro il linguaggio tecnico dei magistrati minorili – che ieri hanno concluso a Lecce la loro tre giorni nazionale – si coglie il disappunto per come è stata gestita la vicenda Bibbiano e, soprattutto, per le ricadute sull’intero sistema di protezione dei minori fuori famiglia. In un comunicato dai contenuti molto fermi, con qualche “espressione pop” insolita per l’aplomp giuridico dei magistrati, la presidente dell’Aimmf (Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia) Maria Francesca Pricoco, segnala che sull’episodio sono arrivate «recenti e puntuali precisazioni» da parte del presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna, Giuseppe Spadaro.

Si tratta delle notizie che avevano ripreso anche su “Avvenire” di giovedì scorso, relative alle verifiche compiute su 100 casi affidati ai servizi sociali della Val d’Enza dal 2017 al 2019. Per 85 procedimenti la proposta di allontanamento dalla famiglia avanzata dai servizi sociali della Val d’Enza era stata respinta. Dimostrazione – spiegano i magistrati minorili – che non c’è stata assenza di «approccio critico e valutativo» da parte del Tribunale.

Sarebbe da aggiungere che, anche per i nove casi esaminati nell’inchiesta avviata dalla procura di Reggio Emilia, cinque erano già stati risolti dai giudici minorili ancora prima che il caso esplodesse, rimandando i minori alle proprie famiglie. E due si sono conclusi nelle settimane successive. Informazioni che sarebbero state preziose ma che nessuno, annunciando alla stampa i provvedimenti cautelari – 17 ai domiciliari e 27 indagati – si è premurato di chiarire.

In assenza di queste precisazioni, «il sistema della Giustizia minorile e familiare è stato enormemente esposto alle speculazioni e, in qualche ipotesi – scrivono ancora i responsabili dell’Aimmf – anche a comportamenti rivendicativi di soggetti in malafede, catalizzando le istanze “di pancia” degli “scontenti”, e amplificando l’inutile logica del sospetto su tutto e su tutto».

Accuse molto pesanti la cui portata investe da una parte i rapporti tra uffici giudiziari, dall’altra gli interventi di persone – tra cui non pochi addetti ai lavori – che in questi mesi si sono distinte per attacchi sistematici e indiscriminati a giudici, comunità, psicologi. Tutti ugualmente colpevoli senza distinzione – almeno a parere di questi “scontenti” – di congiure ai danni dei bambini. Evidentemente le cose sono più complesse e differenziate. I magistrati non negano che servano riforme profonde per migliorare il sistema e che esistano criticità e carenze, ma non serve distruggere tutto, gettando al vento «percorsi evolutivi virtuosi e d’esperienza».

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