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Grano alle stelle, un nuovo incubo fame

DI ALESSANDRO BONINI
 L’ impennata dei prezzi del grano, dai primi di giugno quasi raddoppiati, fa temere una nuova crisi alimentare. A rischio sono soprattutto i Paesi emergenti, dove il fenomeno dell’inflazione è sempre in agguato e una fiammata dei prezzi può incen­diare equilibri sociali già precari. Non sarebbe una crisi paragonabile a quella vissuta nei pri­mi mesi del 2008, quando dal Centramerica all’Egitto scoppiarono tumulti con decine di vittime per contendersi una tortilla o un sacco di farina.
  Le quotazioni, per quanto elevate, restano al di sotto dei record toccati durante la bolla delle materie prime (13,4 dollari per bushel nel feb­braio 2008). Inoltre, secondo le stime della Fao, le scorte mondia­li sarebbero più cor­pose di allora e tali da evitare, almeno per il momento, la ripeti­zione di uno choc pe­santissimo come quello sperimentato due anni fa.
  Tuttavia, per ritrovare un simile balzo nelle quotazioni bisogna tornare indietro di decenni. Le tensioni arrivano in una fase di difficile ripresa dell’economia mon­diale.
  E la decisione della Russia di bloc­care le esportazioni dal 15 agosto fino al­l’inizio del 2011 non può che aumentare le pressioni sui prezzi.
  Dopo l’annuncio fat­to giovedì dal pre­mier Vladimir Putin, ieri le quotazioni del frumento sul Chicago Board of Trade hanno aggiornato i massimi degli ultimi due anni.
  La tempestività del­l’ex capo del Cremli­no è stata tale che la stessa Unione cerea­licola ha chiesto al governo di ritardare l’ini­zio del bando al primo settembre, per poter consegnare le partite già in viaggio attraverso il Paese.
  La Russia nel 2009 è stata il terzo maggiore e­sportatore di grano, dopo Stati Uniti e Unione europea, ma quest’anno la sua posizione è de­stinata a precipitare, dopo che gli incendi e u­na siccità cui non si assisteva da 130 anni han­no decimato i raccolti. Un analista citato dal­l’agenzia Reuters, Matthew Kaleel di H3 Global a Sydney, ha stimato che verranno a mancare almeno 5 milioni di tonnellate di frumento russo destinato ai mercati esteri. Altri parlano di 15-20 milioni di tonnellate.
  Una nota di Barclays Capital spiega che, «se gli aumenti nelle quotazioni saranno sostenuti nel tempo, allora si vedranno aggiustamenti al rialzo nei prezzi dei prodotti venduti al detta­glio ». Tuttavia, «essendo i prezzi del cibo un ar­gomento cui la politica è particolarmente sen­sibile, dobbiamo aspettarci interventi da parte dei governi». Misure d’emergenza, come quel­la pensata da Putin in un Paese dove l’inflazio­ne incombe in maniera quasi strutturale, op­pure tradizionali, come un rialzo dei tassi d’in­teresse da parte delle banche centrali, che in un momento di fragile ripresa non gioverebbe­ro di certo all’economia ancora convalescente dalla crisi.
  Nei Paesi emergenti, in particolare, i prezzi de­gli alimentari pesano più che altrove nei pa­nieri sui quali è calcolata l’inflazione. Nella stessa Russia il cibo rappresenta il 35% del ba­sket dei prezzi al consumo, di cui almeno due terzi sono potenzialmente colpiti dalla siccità, direttamente (come pane e patate) o indiretta­mente (carne e latte che sconterebbero i rinca­ri dei mangimi animali). Per questo, dato che come dicono gli analisti «alzare i tassi di inte­resse non porterà la pioggia», il governo di Mo­sca sarà tentato di introdurre qualche misura dal sapore nostalgico, come un regime di prez­zi controllati. Accadde anche nel 2008.
  Il Paese più colpito dal blocco delle esportazio­ni russe sarà l’Egitto, il maggiore importatore.
  A rischio anche l’Indonesia, il maggiore impor­tatore di frumento in Asia, e le Filippine. Cina e India, i maggiori consumatori mondiali, pos­sono conatre su scorte sufficienti. Mosca ha chiesto a Bielorussia e Kazakhstan di aderire al blocco, in virtù dell’unione doganale che lega i tre Paesi. L’arsura ha infatti colpito anche il ‘granaio’ ucraino.
  La scarsità di frumento potrebbe inoltre dirot­tare i consumi su altre coltivazioni. Così il riso è cresciuto a luglio del 9%, come non accadeva da ottobre, mentre l’indice dei prezzi alimen­tari della Fao, paniere che include carne, latti­cini, zucchero e cereali, si è riportato ai massi­mi degli ultimi cinque mesi.
  avvenire.it 7 agosto 2010