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Grafomani e redazioni: pregiudizi e sepolcri parlanti

Ieri (“Pubblico” e “Fatto”, rubrica lettere) il solito grafomane parla dello «scandalo» di Lerici – ove, in tema di donne più o meno vestite e di violenze assassine, un prete ha avuto per lo meno un momento di smarrimento, che però ha fatto tanti danni – ma col suo genio proclama che la vera colpa è – pensa tu! – della “Mulieris Dignitatem” di Giovanni Paolo II (15/8/1988)! Chi l’avrebbe sospettato, dopo 24 anni e mezzo? Tutti infatti – al di là anche di diversi giudizi – hanno sempre e da subito visto in quel documento la stima, l’amicizia e la vicinanza dimostrata anche con i fatti della vita intera, tra quell’uomo, quel prete, quel Papa che è stato Karol Wojtyla e le donne… Pietà per il grafomane, ma meraviglia per chi fa eco senza esitazione. Inavvertenza da ignoranza invincibile o pregiudizio incancrenito e incurabile? Bel dilemma. Tra l’altro in certe redazioni qualcuno dovrebbe almeno spiegare come mai la dignità delle donne oggi è difesa e valorizzata, nel mondo, quasi solo nelle parti del globo segnate dall’eredità ebraico-cristiana: troppo difficile per certi colleghi… Altre stranezze? Sì. Una da collezione. Sempre ieri “Repubblica” (pp. 1 e 3) in un commento sui rapporti tra Santa Sede e politica leggi testualmente le cose che accadrebbero «nelle Segrete stanze» – quella S maiuscola la dice lunga, vero? – ma oltre i consueti «alti prelati» che si confidano col cronista, ma vogliono mantenere l’anonimato, oltre i «silenziosi monsignori» che raccontano cose molto spesso inventate, tra le «varie personalità del mondo ecclesiastico» trovi anche «uno studioso fisicamente addentro alle Sacre Mura». «Fisicamente addentro alle mura»? Vivo dentro un pilastro di cemento? Un giallo…

avvenire.it