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Francesco: pietà non è compassione ma legame profondo con Dio

L’autentico significato della “pietà”, dono dello Spirito Santo, che non è compassione, o “fingerci santi”, ma è il legame profondo con Dio che dà senso alla nostra vita, ci fa miti e gioiosi e ci rende davvero capaci di amare i fratelli. Questo il cuore della catechesi sviluppata da Papa Francesco all’udienza generale in una Piazza San Pietro assolata e gremita da circa 50 mila fedeli provenienti da tutto il mondo. Il servizio di Gabriella Ceraso

Un lungo giro tra i pellegrini iniziato ben prima delle 10.00 in Piazza San Pietro tra mani alzate, bandiere, abbracci con i bambini e con i malati: è il consueto saluto del Papa all’udienza di questo mercoledì, in cui ha ripreso la catechesi sui doni dello Spirito. Francesco si sofferma sulla pietà, dono, spiega, “tante volte frainteso o considerato in modo superficiale”:

“Bisogna chiarire subito che questo dono non si identifica con l’avere compassione di qualcuno, avere pietà del prossimo, ma indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati”.

Anche questo legame però, sottolinea il Papa, non è da intendersi “come un dovere o un’imposizione, bensì come una relazione vissuta col cuore”: è la nostra amicizia con Dio che ci riempie di gioia e quindi ci muove “ quasi naturalmente” alla gratitudine e alla lode:

“Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore”.

E se la pietà ci fa crescere nella comunione con Dio ci aiuta anche, prosegue Papa Francesco, a riversare, in modo autentico questo amore su quanti incontriamo ogni giorno, “riconoscendoli come fratelli”. “E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà” e non, altro fraintendimento possibile, di “pietismo”:

“Perché dico non di pietismo? Perché alcuni pensano che avere pietà è chiudere gli occhi, fare faccia di immaginetta, così, no? E anche fare finta di essere come un santo, no? Ma quello non è il dono della pietà”.

Pietà è dunque, secondo quanto descrive il Papa, essere realmente capaci di gioire o piangere, stare vicini o correggere, consolare o accogliere chi incontriamo ogni giorno. E forte è il rapporto della pietà con la mitezza, aggiunge parlando a braccio:

“Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio: al servizio con mitezza degli altri”.

“Chiediamo dunque al Signore”, è l’invocazione del Pontefice anche nei saluti in diverse lingue, ”che il dono del suo Spirito”, nell’avvicinarsi della Pentecoste, ci renda testimoni miti e gioiosi, del suo amore:

“Chiediamo al Signore che il dono del suo Spirito possa vincere il nostro timore, e le nostre incertezze, anche il nostro spirito inquieto, impaziente”.

Un pensiero speciale il Papa lo ha rivolto, alla fine dell’udienza, ai giovani polacchi riuniti al Santuario di Lednica affidandoli alla guida di San Giovanni Paolo II che lì, ha detto, “diciott’anni fa ha iniziato con voi il cammino: “ottenga per voi tutte le grazie necessarie affinché la vostra giovane vita sia piena e generosa”. Tra i pellegrini italiani, invece, il saluto particolare del Pontefice è andato ai partecipanti al pellegrinaggio Macerata -Loreto che inizerà sabato sera. Per loro la benedizione della fiaccola e poi un invito rivolto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli partecipanti al Convegno promosso dal Movimento dei Focolari, perché lo Spirito Santo, ha detto, abbia spazio nelle vostre vite e “vi conceda i doni della pietà e della fortezza”.

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