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Formare i giovani alla cura della dignità umana e della casa comune

L’auspicio che «le nuove generazioni siano formate alla cura della dignità umana e della casa comune» è stato espresso da Papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica 20 settembre, data in cui in Italia è stata celebrata la Giornata per l’Università cattolica del Sacro Cuore. Incoraggiando l’opera educativa svolta dall’ateneo, il Pontefice ha esortato «a sostenere questa importante istituzione culturale, chiamata a dare continuità e nuovo vigore ad un progetto che ha saputo aprire la porta del futuro a molte generazioni di giovani».

Prima della preghiera mariana di mezzogiorno il vescovo di Roma aveva offerto ai fedeli presenti in piazza San Pietro una riflessione sul brano evangelico della liturgia domenicale tratto da Matteo (20, 1-16) e dedicato alla parabola dei lavoratori della vigna. Due gli aspetti su cui il Papa si è soffermato: la chiamata e la ricompensa.

Quanto alla prima, Francesco ha ricordato che Dio è sempre «in uscita» e va «continuamente alla ricerca delle persone, perché vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d’amore». Un atteggiamento che rappresenta un esempio anche per le comunità cristiane, chiamate a «essere come Dio: sempre in uscita». Quando, infatti, «la Chiesa non è in uscita, si ammala». È vero, ha riconosciuto il Pontefice, «che quando uno esce c’è il pericolo di un incidente. Ma — ha aggiunto — è meglio una Chiesa incidentata, per uscire, per annunziare il Vangelo, che una Chiesa ammalata da chiusura».

Riguardo poi alla ricompensa, il Papa ha sottolineato che Dio «non guarda al tempo e ai risultati, ma alla disponibilità, guarda alla generosità con cui ci mettiamo al suo servizio». Il suo agire, dunque, «va oltre la giustizia e si manifesta nella Grazia», attraverso la quale «Egli ci elargisce più di quanto noi meritiamo». Lo testimonia la vicenda del “Buon ladrone”, «il primo santo canonizzato dalla Chiesa», che — ha detto Francesco — «ha “rubato” il Cielo all’ultimo momento della sua vita».

Infine dopo aver recitato l’Angelus, il Papa ha ricordato che «secondo i programmi fatti prima della pandemia, nei giorni scorsi avrebbe dovuto svolgersi il Congresso eucaristico internazionale a Budapest». Perciò ha voluto rivolgere un «saluto ai pastori e ai fedeli dell’Ungheria» e a quanti «aspettavano con fede e con gioia questo evento ecclesiale», che è stato rinviato all’anno prossimo, dal 5 al 12 settembre, sempre nella capitale ungherese. Da qui l’invito a proseguire, «spiritualmente uniti, il cammino di preparazione» all’appuntamento del 2021, «trovando nell’Eucaristia la fonte della vita e della missione della Chiesa».

osservatore