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Fondi per i giovani che vogliono metter su casa

 

​È tutto pronto. Secondo quanto riferiscono alcune fonti bancarie il provvedimento sarebbe «già stato firmato dai tre ministri direttamente interessati: Fabrizio Saccomanni (Economia), Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Cecile Keynge (Integrazione, con delega alle politiche giovanili)».

Il governo Letta si appresta a lanciare un decreto ad hoc per agevolare l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie. La misura dovrebbe vedere la luce entro settembre e si sta valutando se inserirla nel «dl Fare bis». Il testo andrà a modificare il regolamento del 2010 (numero 256) che in questi anni è riuscito a erogare prestiti immobiliari ad appena un centinaio di under 35 sposati e con contratti a tempo determinato. Il fondo, che risale ormai a quasi tre anni fa, non ha avuto il successo sperato per le successive condizioni sfavorevoli di mercato che avevano reso di fatto non erogabili i finanziamenti alle condizioni previste (Euribor +150 o 120 punti base a seconda della durata del mutuo). Con il nuovo provvedimento, invece, si prenderà come tasso benchmark (di riferimento) quello effettivo globale medio rilevato dalla Banca d’Italia ai fini del calcolo delle soglie d’usura. Tradotto: significa che le condizioni proposte dovrebbero essere più vantaggiose rispetto a quelle attuali, perché in linea con il mercato.

Una volta avvenuta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo, i passi successivi saranno la firma di un nuovo protocollo d’intesa tra Abi (Associazione bancaria italiana) e dipartimento della Gioventù (come avvenuto nel 2010) e un successivo coinvolgimento degli istituti di credito aderenti alle nuove condizioni stabilite.

Così, dopo aver iniziato ad affrontare la questione della disoccupazione giovanile (con il “pacchetto Giovannini”, poi inserito nel dl Lavoro), l’esecutivo si impegna adesso a incentivare l’erogazione di prestiti immobiliari alla generazione più penalizzata dalla crisi. Il dossier studiato per gli under 35 rientra in un piano più ampio che entro l’autunno punta a riattivare il circuito del credito per tutte le fasce d’età, ma in particolare per i giovani. Il progetto vede il coinvolgimento di diversi attori tra i quali Cassa depositi e prestiti, Abi e Ance. Per finanziare l’iniziativa si metterà a disposizione un tesoretto «che andrà dai cinque ai dieci miliardi di euro», come spiega il vicedirettore Ance, Antonio Gennari. «Il meccanismo che si pensa di introdurre ricorda quello delle cartelle fondiarie degli anni Sessanta – aggiunge Gennari –. Consisterebbe nell’emissione di obbligazioni garantite (“covered bond”) dalla Cassa depositi e prestiti e finalizzate proprio all’erogazione di mutui da parte delle banche, che in questi anni hanno stretto le maglie del credito per la carenza di liquidità».

L’obiettivo dell’intervento è quello di creare un nuovo stimolo della domanda, unica via d’uscita per un settore immobiliare a rischio crollo: «Il possibile impegno della Cdp ha un significato che va ben oltre il mero dato numerico e potrebbe rappresentare un volano della ripresa – sostiene Luca Dondi, direttore generale di Nomisma –. Dopo un quinquennio di chiusura autoprotettiva realizzato dalle istituzioni creditizie arrivano ora segnali di disgelo che potrebbero portare a un’inversione di tendenza importante».

E un cambio di passo sembra davvero indispensabile per rispondere alla flessione registrata dal mercato dei mutui dal 2008 in poi. La casa da bene rifugio si è trasformato in un investimento da cui tenersi alla larga. L’ultima fotografia scattata da Bankitalia è emblematica e, allo stesso tempo, desolante: negli ultimi quattro anni il numero dei finanziamenti concessi è diminuito di oltre il 20%, una percentuale che arriva al 30% nel caso degli under 35. «Il calo delle erogazioni ha interessato soprattutto i mutuatari più giovani – si legge nella ricerca della Banca d’Italia – che hanno risentito in misura maggiore del peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro e dell’adozione di politiche di affidamento più selettive da parte delle banche nei confronti della clientela caratterizzata da una più elevata rischiosità».

L’aumento di tipologie di contratti precari (dai Co.co.co alle partite Iva) e la stretta del credito rappresentano i due ostacoli principali per ottenere un finanziamento. E a volte non basta neppure un contratto a tempo indeterminato per strappare l’ok della banca. Di fronte a uno stipendio non superiore ai 2.000 euro spesso è necessaria la garanzia di almeno un genitore per finanziare il 60% dell’immobile (e non più l’80% come avveniva fino a pochi anni fa). Un’indagine condotta da Mutui.it e Facile.it ha calcolato che negli ultimi 6 mesi del 2012, nonostante dai cittadini al di sotto dei 30 anni sia arrivato quasi un quarto del totale dei preventivi richiesti, solo il 16% di queste domande si è chiuso con la concessione di un mutuo. Per l’84% l’acquisto della prima casa è rimasto un miraggio.

 

Luca Mazza – avvenire.it