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Flores pensieri: ipernegativi, e appassiti

Ieri leggo sul “Fatto” (p. 19) un proclama del “filosofo” Paolo Flores, pensieroso in una grande foto: «La democrazia è in crisi, ma non ha bisogno di Dio»! Sicuro, quasi truculento verso chi osa pensarla diversamente, stavolta ce l’ha con «tutte le riflessioni filosofico-politiche di Jürgen Habermas». Che ha fatto mai, il grande pensatore tedesco? Ha osato affermare che in democrazia c’è «bisogno di ricorrere anche alla religione»! Scandalo? Scandalo! Lui è sicurissimo dell’esatto contrario: per salvaguardare la democrazia «va negato radicalmente e in modo sistematico ogni ruolo pubblico delle religioni». Ci pensi… Vuol dire che nel sistema democratico nessun convincimento religioso o irreligioso – fede o non fede – deve imporsi «automaticamente»? Si può essere d’accordo… No! Flores dice che un cittadino credente, in democrazia non può proporre o promuovere misure che corrispondano ai suoi convincimenti di coscienza, proprio perché la sua è anche religiosa. Quando si tratta di decisioni o leggi pubbliche il religioso «deve» tacere, e se parla deve essere zittito, in nome della democrazia: nascondersi, ritirarsi nel privato, nella nota oscurità delle Chiese, conventicole di superstizioni e perversioni da cui la modernità illuminata ci sta – lentamente, purtroppo! – liberando. Mah… Si potrebbe chiedere che la cosa valga anche per le convinzioni «antireligiose»? Si potrebbe, ma Flores taglia corto. No! Si potrebbe pensare – vero? – che una versione della democrazia diversa da quella personale di Flores, esigerebbe che tutti i cittadini, religiosi, areligiosi e antireligiosi possano proporre quello che viene dalle loro diverse convinzioni, e in questa versione della democrazia, diffusa anche oggi in molte e civili nazioni del mondo, ci si conta e si tirano le conseguenze operative e giuridiche. Si potrebbe, ma così va a finire che Jürgen Habermas, e persino Joseph Ratzinger, sarebbero d’accordo. Flores «appassito»? Allora non si può!

a cura di Gianni Gennari . avvenire.it