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Fisco e famiglia. Bonus anche a incapienti per detrazioni familiari

Un piccolo, modestissimo riconoscimento per i familiari a carico spunta fuori nelle pieghe del decreto-legge sul bonus da 80 euro al mese, finalmente pubblicato giovedì sera in Gazzetta Ufficiale. Il testo definitivo conferma quasi tutte le anticipazioni della vigilia, a partire dall’esclusione per i lavoratori incapienti (cioè coloro che, guadagnando solo fino a 8mila euro lordi l’anno, hanno l’Irpef azzerata dalla detrazione da lavoro e quindi non pagano imposte), gli autonomi e per i pensionati.
Ma la novità è che il bonus scatterà comunque, in un caso specifico, anche per alcuni soggetti che non pagano l’Irpef. Questo accadrà per la precisione agli incapienti per “carichi familiari”, a coloro cioè che si ritrovano in una situazione d’incapienza determinata non dall’applicazione dello sgravio per reddito di lavoro dipendente, ma dall’aggiunta di un’altra detrazione qualsiasi per i familiari a carico. Il testo specifica nella sostanza, con riferimento all’entità del reddito complessivo posseduto, che il credito spetta infatti anche a coloro che hanno comunque un’Irpef residua, che viene poi cancellata dallo sconto concesso per i carichi familiari.

Un esempio fa capire meglio: un lavoratore con un reddito da 11mila euro all’anno matura un’Irpef lorda (prodotta dall’aliquota più bassa, quella al 23%) di 2.530 euro. Una volta applicata la detrazione da lavoro, questo dipendente paga – se single – un’imposta di 785,30 euro e, quindi, non è incapiente (la sua imposta lorda supera infatti la detrazione) e quindi riceverà il bonus varato da Renzi. Gli 80 euro arriveranno, però, anche a un altro dipendente che, pur avendo lo stesso reddito di 11mila euro, non paga poi l’Irpef perché i suoi “teorici” 785,30 euro vengono azzerati dallo sconto concesso per il coniuge o un familiare a carico. Anche costoro avranno diritto al bonus erogato dal governo. È una buona notizia che riguarderà diverse persone: infatti, con il coniuge e 2 figli a carico, l’Irpef oggi rimane a zero anche fino ai 16mila euro di reddito. Si tratta di una novità che scatta anche per via del fatto che, tecnicamente, il bonus si configura alla fine come un “credito” a se stante in busta-paga, di fatto scollegato dall’Irpef pagata da ogni lavoratore.

Tant’è che l’intenzione del governo, come ha confermato qualche giorno fa Matteo Renzi, è che dal 2015 – quando il provvedimento dovrebbe divenire strutturale – dovrebbe avvenire sotto forma di riduzione dei contributi sociali, e non come una norma fiscale.
Un’altra precisazione del testo è che destinatari del bonus sono anche i percettori di redditi “assimilati”, con l’esclusione però dei compensi per l’attività libero professionale intramuraria del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, e anche di indennità, gettoni di presenza e altri compensi corrisposti da Stato, Regioni, Province e Comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni, oltre alle indennità dei membri del Parlamento europeo. Un ultimo chiarimento riguarda i contratti part time. Sempre sul piano tecnico, malgrado il riferimento al reddito sia su base annua, l’erogazione del bonus avviene però mensilmente. Questo avrebbe potuto comportare dei problemi per i titolari di più rapporti a tempo parziale, i lavoratori intermittenti e i collaboratori coordinati e continuativi, ma il governo punta a far scattare il beneficio intero anche per loro.

 

Eugenio  Fatigante – avvenire.iteconomia-195x110