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Firme illustri: solo titolacci o pregiudizi di parte?

Titolacci, forse non solo… Lunedì “Corsera” (p. 23) firma illustre di Francesco Margiotta Broglio: «Storia dell’impunità del clero». Sopra le 4 colonne di testo, «Inchiesta. Un saggio ricostruisce il (cattivo) funzionamento della giustizia religiosa nei secoli». Ancora: «Gli abusi di tribunali ecclesiastici, via di fuga dei prelati… Vizi e passioni. Colpisce nei secoli la “ridotta attenzione dei vescovi italiani agli eccessi”, tra i quali all’inizio prevale il concubinato». Leggi e trovi – brutto termine – un “combinato disposto” per suscitare sdegno o almeno disgusto del lettore nei confronti della… «giustizia religiosa nei secoli». Il testo inizia dalle «preoccupazioni di Papa Bergoglio… corruzione, abusi sessuali… pedofilia prelatizia». Segue ampia recensione elogiativa di un libro dal titolo leggerissimo, “Clero criminale” che racconta delitti, ma anche processi di «esponenti del clero» e lista miratissima di eventi che coprono 2.000 anni di «giustizia ecclesiastica»: un volo non proprio “angelico” su episodi della storia dell’intera Europa, per esempio «Germania a inizio Cinquecento», e virgolettati salatissimi. Va bene, anzi va male. Prendere e portare a penitenza? Certo, ma con un dubbio: che avverrebbe se un “libro di storia”, una “inchiesta” a firma cattolica illustre pretendesse di raccontare seriamente i 152 anni di “Giustizia italiana” con questo titolo espressivo: «Storia dell’impunità dei magistrati»? La cosa passerebbe liscia o autore, editore ed eventuali recensori sarebbero esortati a non prendere una parte per il tutto, perché forse “i fatti” – già: i fatti! – sono più complessi, più diversificati, più realisticamente da valutare senza ridurre tutto a “giudici criminali”? Chissà!

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