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Filosofia. La lezione di Guardini secondo Sommavilla: «La Chiesa via di libertà»

Raffaele Vacca – Avvenire
Nel 1960 la Direzione del Centro di Studi Filosofici di Gallarate incaricò il gesuita Guido Sommavilla di introdurre in Italia la filosofia di Romano Guardini. Trentino, essendo nato a Moena, Sommavilla aveva quarant’anni, mentre Romano Guardini, nato in Italia da padre veronese e madre trentina, che era diventato in Germania «uno dei più ammirati tedeschi del suo tempo», ne aveva settantacinque, e stava per concludere il suo insegnamento universitario. Recatosi a Monaco di Baviera negli ultimi giorni di luglio del 1960, Guido Sommavilla ebbe l’opportunità di assistere alle ultime lezioni di Romano Guardini, che si svolgevano nell’aula magna i cui mille posti non erano riempiti solo da studenti.
Nei primi giorni d’agosto, dopo aver ottenuto telefonicamente un incontro, fu ricevuto da Guardini «a casa sua al secondo piano di una modesta villetta un po’ in alto al di là dell’Isar». Fu il primo di una serie di incontri che si svolsero nei tre anni successivi, e non solo a Monaco, ma anche ad Isola Vicentina dove Guardini trascorreva laboriose vacanze. Egli era noto in Italia come liturgista (già nel 1930 la Morcelliana aveva pubblicato Lo spirito della liturgia) e come autore de Il Signore (pubblicato nel 1949 per volere e con prefazione di padre Agostino Gemelli) e per altri libri di carattere dogmatico o edificante, ma non come teologo, né come filosofo. In quei tre anni Sommavilla studiò e tradusse le nove opere che, con un saggio introduttivo (il più lungo fino a quel momento dedicato a Guardini), furono pubblicate nel 1964 in Scritti filosofici.
La prima, che Sommavilla ritiene la meno letta quantunque sia l’opera centrale di Guardini, è Der Gegensatz che traduce con L’Opposizione polare. Pubblicata nel 1925 con essa, a quarant’anni, Romano Guardini entrò in possesso di «un “sistema” filosofico tutto personale e di sua invenzione: il “sistema degli opposti o dei contrari” con tutte le sue categorie e le sue leggi ben fisse e definite». Ma non si restrinse ad applicarlo sempre rischiando di cadere nell’astrattezza, giacché non cercava una verità astratta, teoretica, speculativa, individuale, ma una verità concreta, esistenziale, d’esperienza, universale. Sarebbe potuto essere un filosofo sistematico, preferì essere un pensatore poeta.
Dopo Scritti filosofici, Guido Sommavilla (che mentre Guardini era in vita non pubblicò mai nulla che egli non avesse già conosciuto) continuò la divulgazione di Guardini con articoli, con saggi e anche con traduzioni di altre opere come Virtù. Ricordò spesso che Guardini non volle essere né un filosofo, né un teologo, né uno scienziato specialistico, per cui «la sua sapienza è qualcosa d’intermedio tra teologia, filosofia e letteratura». Ed anche che era sua convinzione che la Chiesa è veramente la via verso la libertà che consente di conoscere la verità, e quindi quel che siamo, quel che dobbiamo e possiamo diventare, agendo, scegliendo e realizzandoci liberamente. Ricordò inoltre che, per lunghi anni, aveva insegnato filosofia cattolica (Katholische Weltanschauung) semplicemente leggendo, spiegando e discutendo pensatori della mente e del cuore, umanisti e maestri dell’espressione come Hölderlin, Dostoevskij, Rilke, Dante, Platone, S. Agostino, Pascal. E che, con La fine dell’epoca moderna, era stato il primo, nel 1951, a verificare in profondità che la modernità era finita ed era iniziata una nuova epoca.
Per Guido Sommavilla egli è stato «una grande coscienza critica» del «suo e nostro tempo». Da lui sono venute indicazioni «tra le più orientatrici ed efficaci». Sempre ha agito «a partire dalla Chiesa e sempre nel contesto della Chiesa e della sua verità e garanzia». Le sue opere sono «ricche, complesse, molteplici», riconducibili l’una all’altra, perché egli «in qualche modo fu sempre nuovo e diverso, ma anche in qualche modo sempre antico, sempre più vario ma anche sempre se stesso».