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Fiducia e solidarietà per un altro inizio

Osservatore Romano

Klaus Zylla, «Amico mio» (2017)

Messaggio finale dell’assemblea plenaria del Ccee

28 settembre 2020

Una fiducia «riscoperta» e una solidarietà «rinnovata»: sono questi i principi spirituali capaci, oggi, non solo di sostenere ma anche di illuminare e animare l’edificio della moderna civiltà. Nel messaggio finale dell’assemblea plenaria svoltasi il 25 e 26 settembre in modalità online, il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) si rivolge alla Chiesa cattolica che vive nel continente, ai cristiani delle diverse confessioni, ai credenti di ogni religione, a tutti i cittadini europei. È un invito a riflettere sulla pandemia di coronavirus e «sulle sue ricadute nella vita di ciascuno, nel lavoro, nella società, nelle famiglie, nei rapporti tra stati e continenti, nella vita ecclesiale, ma anche sul futuro». Le soluzioni pratiche spettano a quanti hanno responsabilità pubbliche, ma «fa parte del nostro dovere pastorale richiamare alla coscienza personale e collettiva alcuni atteggiamenti di ordine spirituale ed etico».

Senza fiducia, scrivono i vescovi, non è possibile guardare al domani: «La ragione della nostra fiducia di credenti è Cristo che ha portato la condizione umana e, attraverso la morte, ha riscattato la vita. Ogni giorno Cristo è presente in mezzo a noi nell’eucaristia, fonte della fiducia e dell’ansia apostolica e missionaria che ci invita a uscire, a andare fuori verso tutti. La mancanza dell’eucaristia nel tempo passato è un richiamo al ritorno alla piena comunione nell’assemblea liturgica di oggi. Per tutti, la ragione della fiducia risiede nel cuore: nel profondo vive un desiderio di base, sa che non si può vivere nel sospetto e nella diffidenza, ma nel fidarsi degli altri e della vita».

Ma la casa comune deve reggersi anche su una nuova solidarietà tra le persone, i popoli e le nazioni, anche nella grave crisi occupazionale: «Il Signore Gesù è la solidarietà di Dio. L’esperienza universale dimostra che ogni essere umano ha bisogno degli altri, che nessuno è autosufficiente: basta un virus invisibile per piegare l’illusione di essere “invincibili”». Il Ccee esprime gratitudine a medici, operatori sanitari, forze dell’ordine, volontari che, sull’esempio di Cristo, hanno sostenuto le popolazioni in difficoltà, specialmente i più deboli. «Se la relazione fa parte della nostra natura — si sottolinea — allora ogni chiusura agli altri per difendere se stessi, ogni interesse individuale, fino a lucrare sulle sventure, è contro la dignità personale, contro la collettività: è contro i diritti umani». Al riguardo, «nessuno deve essere escluso, anche nella distribuzione del vaccino», e «davanti al dramma di tante persone rifugiate e migranti è necessario lavorare insieme e continuare a dialogare con i governanti per difendere la vita e la dignità di ogni persona». La ricerca di vie solidali «esprime la consapevolezza di essere gli uni accanto agli altri nel medesimo destino, ed esige forme concrete di espressione, anche verso il creato, per il quale siamo chiamati ad avere una rinnovata cura, perchè è l’opera di Dio data a noi come casa comune».

Gli episcopati d’Europa concludono auspicando «una soluzione pacifica in Belarus sulla via del dialogo e della riconciliazione» ed esprimendo vicinanza alla popolazione del Libano «profondamente ferita dai recenti avvenimenti». Infine, per la comunità cattolica, ammirazione e affetto «per la risposta pronta in questa situazione di crisi», e l’esortazione ad avere fiducia, lavorando insieme con le altre confessioni cristiane e religioni.

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