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Festival È sacra la notte bianca della musica

 La musica come interprete dell’arte e come linguaggio dello spirito e della preghiera. Una preghiera itinerante, capace di passare di piazza in piazza e di chiesa in chiesa, ma anche di manifestarsi di opera d’arte in opera d’arte. E se si tratta delle chiese e delle piazze di Cortona ecco che le note e i colori prendono le forme dei dipinti di grandi maestri come il Beato Angelico, Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta, Pietro da Cortona e, per giungere fino a noi, Gino Severini. Aggiungendo, perché no, anche la suggestione contemporanea delle chine di Luigi Agnelli che in questi giorni a Cortona propone una personale, tutta da gustare, dedicata ai temi della vita e alla sua infinita musicalità. È in questo contesto che prende forma l’idea che anima il Festival di musica sacra di Cortona, giunto quest’anno alla tredicesima edizione.

La manifestazione, col titolo “Misericordia è il nome di Dio” si è aperta il 25 giugno nella storica città aretina e si chiude questa mattina alle 11 con una messa nel Duomo presieduta dal vescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro, monsignor Riccardo Fontana, e animata dal Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina. Proprio Frisina, che è il direttore artistico del festival, ha dato il via sabato sera, con l’oratorio sacro Confido in te, ispirato a santa Faustina Kowalska, a quella che è forse l’iniziativa più originale e significativa della kermesse cortonese: “La notte sacra”. Una notte bianca della preghiera che si è iniziata nella chiesa di San Domenico con l’oratorio composto e diretto da Frisina ed è proseguita fino all’alba: a mezzanotte in piazza della Repubblica con I love the Lord, concerto di gospel e spiritual del gruppo vocale 4sing; all’1.30, si è passati alla recita del Mattutino nella cappella del monastero delle clarisse. Alle 3, la veglia itinerante è proseguita nella chiesa del monastero delle cistercensi con La tua luce rischiari le ombre della notte , concerto polifonico di musica rinascimentale e barocca.

La luce dell’alba è sorta al magnifico Eremo delle Celle sul monologo teatrale di Paola Gatta, costruito su testi Alda Merini, Maria Luisa Spaziani e Maricla Boggio dedicati a Gio- vanna D’Arco, Teresa di Lisieux e Gabrielle Bossis. L’esperienza spirituale di tre grandi mistiche fra le mura di un convento che in otto secoli di storia ha udito la preghiera, fra gli altri, di san Francesco e sant’Antonio da Padova. Per non dire di frate Elia, che qui fece costruire Le Celle con l’idea di salvaguardare i luoghi in cui Francesco veniva a ritirarsi e in cui ha scritto il suo testamento spirituale. Proprio frate Elia è sepolto nella chiesa di San Francesco a Cortona, che conserva un saio usato da san Francesco ma anche una reliquia della Santa Croce fatta giungere a Cortona proprio dal “braccio destro” del Poverello.

Qui fra le opere d’arte spicca una delle tante Annunciazioni che animano la spiritualità delle chiese cortonesi, dipinta, questa, da Pietro da Cortona. Qui è stato scoperto un importantissimo documento antico di musica sacra, il Laudario di Cortona, raccolta di testi francescani in gregoriano che, come ha ricordato monsignor Frisina, «ha ispirato l’idea del festival». All’insegna dell’annuncio a Maria è anche la chiesa di San Domenico, fondata in pieno Quattrocento dal domenicano Pietro Cappucci, con Guido e Benedetto di Pietro, ovvero il Beato Angelico e suo fratello. Fra queste mura Beato Angelico dipinse una delle sue opere più belle, L’annunciazione ( ora conservata nel Museo diocesano di Cortona), che è, a ben guardarla, opera che coniuga in sé pittura, Parola e la musica. Le ali dell’angelo, arcuate e leggiadre come arpe, sembrano accompagnare in musica la Parola di Dio che il messaggero proferisce alla Vergine e che il Beato Angelico ha scritto in latino sul dipinto in un dialogante andare e tornare, illuminato dalla colomba dello Spirito. Musica, parole e angeli gioiosamente presenti anche nella bellissima Assunzione di Luca Signorelli conservata in una sala adiacente del Museo diocesano. Sempre nella chiesa di San Domenico, venerdì sera, il festival di musica sacra si è aperto alle sonorità africane, alle storie dei migranti e ai loro drammi, ma anche alle vicende di redenzione di cui sono stati protagonisti.

È stato infatti suonato, cantato e recitato un altro oratorio sacro dedicato a una grandissima del Novecento, Giuseppina Bakhita, la schiava sudanese arrivata in Veneto e divenuta suora canossiana, morta nel 1947 e canonizzata da Giovanni Paolo II. Col titolo El me Paron (dal dialetto veneto utilizzato da Bakhita) l’oratorio, scritto e composto da Marcello Bronzetti, diretto da Tina Vasaturo col coro e orchestra Fideles ed Amati, ha fatto conoscere al pubblico cortonese (interminabile la standing ovation finale) la voce giovane e intensa della camerunense Blondine Nguimfack Donfack. Bronzetti è anche il vicepresidente dell’associazione di volontariato Cortona cristiana, presieduta dall’ex assessore della città,Walter Checcarelli, che promuove e organizza il festival col comune e la diocesi, «usufruendo – come spiega lo stesso Checcarelli – di un budget inferiore ai trentamila euro», a dimostrazione che con dedizione e impegno si possono realizzare iniziative culturali di grande livello, di forte connotazione spirituale, ma comunque capaci di muovere l’interesse di un vasto pubblico. «Anche noi organizzatori siamo sorpresi – ha sottolineato Frisina – per la partecipazione della gente, che fa di questo festival e della notte sacra iniziative pastorali di grande efficacia da promuovere e realizzare anche in altri contesti».

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