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Evasione fiscale: la solidarietà beffata

C’è povero e “povero” in Italia. E questa distinzione – assai pesante sul lato quantitativo – falsa completamente il concetto di solidarietà sociale. Perché, stando alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2010 e relative ai guadagni dell’anno prima, 27 milioni di contribuenti (su 41,5) denunciano meno di 20mila euro. Lordi.
Siccome nello Stivale c’è un contribuente ogni 1,44 cittadini, tutto ciò sta a significare che quasi 39 milioni di italiani (sui 61 qui residenti) versano in forti difficoltà economiche. Tanto per dire: stando a quanto si dichiara al Fisco, due italiani su tre farebbero i salti mortali per farsi bastare i 500-1.000 euro al mese che dichiarano di guadagnare…
Nessun altro dato testimonia meglio l’atteggiamento di troppi nostri connazionali di fronte al Fisco e soprattutto allo Stato: da questo si pretendono sanità, scuola, sicurezza, strade e quant’altro esso fornisca, senza pagare un euro. Perché è di tutta evidenza che certi “poveri” dinnanzi al Fisco, non lo siano poi di fronte alle vetrine di un concessionario auto o di un’agenzia vacanze esotiche.
C’è qualcosa che stride in maniera vergognosa, infatti, tra certe dichiarazioni dei redditi e il numero di vetture di lusso, di gioielli, di vacanze costose, di abitazioni da copertina che ognuno di noi può vedere in questa “povera” Italia. E la beffa è resa più atroce dal fatto che il conto, poi, viene pagato da un’esigua minoranza (7,2% di contribuenti) che paga più tasse di quanto riceva in cambio dai servizi pubblici. Una riserva indiana di onesti – ma noi italiani preferiamo chiamarli con un altro aggettivo qualificativo che sta diventando sostantivo – che sostiene (volente o nolente) con la propria solidarietà la marea di contribuenti che si nascondono tra le piaghe della vera povertà italiana.
Non sono quattro gatti. Le statistiche appunto sulla povertà certificano che siano circa 9 milioni gli italiani che veramente fanno fatica a campare. Una cifra notevole e in crescita, dentro la quale stanno molti dei 5,3 milioni di pensionati italiani. Povertà magari dignitosa, spessissimo nascosta ma reale, cattiva perché fa male vivere nella società dell’opulenza e non avere di che pagarsi il latte o il riscaldamento.
Ma certamente ci sarebbero risorse ben più consistenti per alleviare questa loro condizione se la vergogna attraversasse il viso di molti dei 14 milioni di contribuenti che dichiarano meno di 10mila euro lordi annui di guadagni. Un miracolo, solo un miracolo riesce a far sì che l’Italia non sia l’Etiopia e che la fame non stermini i nostri figli…
Siccome il problema dei nostri figli è soprattutto l’obesità, è lì che il governo Monti deve lavorare, lì che esiste il petrolio tricolore: nei “pozzi” nascosti di (almeno) 10-15 milioni di italiani che accumulano ricchezze senza contribuire alle spese sociali. O lo fanno in modo assolutamente sproporzionato rispetto a quanto poi ricevono dallo Stato.
Non è solo una questione etica. L’Argentina nel 2001 e la Grecia di oggi falliscono perché molti cittadini si “dimenticano” di pagare le tasse e quindi lo Stato si deve pesantemente indebitare (vi ricordano qualche altra nazione messa in queste condizioni?). Quindi non si chiedano nuovi sacrifici a chi ormai ne ha fatto collezione, ma si cominci a pretenderli da chi non sa nemmeno cosa siano, i sacrifici.
Non dev’essere una cosa assolutamente impossibile, se in altri Paesi (basti andare nella vicina Francia) riescono a contenere l’evasione fiscale a livelli fisiologici e non patologici come qui. Altrimenti discutere della qualità e quantità dell’Imu è come disquisire del fiocco di neve di fronte alla slavina che sta per sommergerci.

di Nicola Salvagnin – sir