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Essere cristiani per tutta la Chiesa

Non c’è occasione migliore dell’Anno della fede per sottrarre all’oblio donne e uomini di fede del passato, oggi avvolti da una patina devozionistica, così da restituire loro la visibilità che meritano. Appartiene a pieno a questa schiera la francese Pauline Marie Jaricot, di cui è in corso il processo di beatificazione. Non fatevi ingannare dal look: altro che signorina della Lione-bene del primo Ottocento.

La Jaricot è stata figura poliedrica, attiva in vari ambiti, anche se ha legato indissolubilmente il suo nome alla fondazione della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede, un organismo sorto nel 1822 (e tuttora attivo) per sostenere economicamente l’impegno missionario della Chiesa universale, nell’ottica della corresponsabilità di tutti i fedeli all’urgenza dell’evangelizzazione ‘ad gentes’. Nei giorni scorsi si sono chiuse le celebrazioni per il 150° anniversario della morte il 50° anniversario del decreto sull’eroicità delle virtù.
  Ebbene: a un secolo e mezzo di distanza, la statura spirituale della Jaricot, prima ancora della sua capacità organizzativa, appare in tutta la sua grandezza, come una statua la cui imponenza meglio si ammira man mano che da essa ci si allontana. Lo conferma il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, card. Fernando Filoni: «Se san Francesco Saverio fu il missionario entusiasta dell’evangelizzazione, la Jaricot fu colei che vide nel sostegno dell’evangelizzazione un dovere fondamentale del Popolo di Dio, che chiamò alla partecipazione spirituale e materiale». Dichiarazione impegnativa, che rende giustizia a un personaggio per molti aspetti unico: donna, laica, figlia di un imprenditore, Pauline è stata – per usare un’espressione di Madeleine Delbrel – una «missionaria senza battello».
Pur non avendo lasciato fisicamente l’Europa, la Jaricot rappresenta una figura-chiave sia del protagonismo laicale in seno alla Chiesa, che troverà compimento nel Vaticano II, sia dello straordinario movimento missionario che nel corso dell’Ottocento si sviluppò nel vecchio continente.
Affascinata dal Vangelo, la giovane Pauline fa voto di castità e adotta uno stile di povertà. Saputo che i preti delle Missioni estere di Parigi si trovano serie difficoltà economiche, escogita un metodo per raccogliere elemosine a loro favore. E lo motiva così: «Noi siamo cristiani non per questo o quel missionario, ma per tutta la Chiesa in tutto il mondo. Raduniamo nelle mani del Papa, a dieci a dieci, a cento a cento, le nostre piccole quote costanti, come chicchi di grano che egli può impastare e trasformare in pane per le missioni».
Con largo anticipo rispetto all’impegno della Chiesa, e in un’ottica ‘globale’ di missione, Pauline Jaricot si mostra, inoltre, molto attenta al mondo del lavoro. Progetta la «Banca del cielo», una società che – secondo le sue intenzioni – avrebbe dovuto beneficiare gli operai stessi. Ingannata da alcuni soci, vede l’iniziativa andare incontro al fallimento. Ma si accolla il rimborso totale dei capitali investiti. Finirà abbandonata da tutti, iscritta sulla lista dei poveri della città di Lione: tra i pochi a confortarla, il santo curato d’Ars. «L’eroicità delle virtù della Jaricot non consiste in una miracolistica serie di eventi, ma in quella feconda fedeltà a Cristo cui consacrò se stessa, sia nei momenti belli, sia in quelli difficili e tormentati», ha ricordato Filoni. Una santa del quotidiano, per dirla in altri termini. Una donna dal cuore grande, per molti aspetti in anticipo sui tempi.

 

Gerolamo Fazzini – avvenire.it