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Esegesi – XXIII Domenica del T.O. – Anno A 7 Settembre 2014

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Da: “Lectio Divina sui Vangeli festivi” A. Cilia. ©Elledici

Esegesi del brano Mt 18, 15-20

Chiave di lettura

Il Vangelo di Matteo organizza le parole di Gesù in cinque grandi Sermoni o Discorsi. Ciò indica che verso la fine del primo secolo, epoca in cui si procedette alla redazione finale del Vangelo di Matteo, le comunità cristiane avevano già forme ben concrete di catechesi. I cinque Discorsi erano come cinque grandi saette che indicavano la rotta del cammino. Offrivano criteri concreti per istruire le persone e aiutarle a risolvere i problemi. Il Discorso della Comunità (Mt 18,1-35), per esempio, presenta istruzioni su come deve essere la convivenza tra i membri della comunità, in modo che questa possa essere una rivelazione del Regno di Dio.

In questa 23ª domenica del Tempo Ordinario leggeremo e mediteremo la seconda parte del Discorso della Comunità e vedremo da vicino due aspetti: la correzione fraterna, come procedere in caso di conflitto tra i membri della comunità (18,15-18), e la preghiera in comune: come preoccuparsi di coloro che sono usciti dalla comunità (18,19-20).

Contesto per situare il brano

Organizzando le parole di Gesù in cinque grandi sermoni o discorsi, il Vangelo di Matteo imita i cinque libri del Pentateuco e presenta la Buona Novella del Regno come una Nuova Legge. La liturgia di questa domenica ci confronta con la Nuova Legge che insegna la correzione fraterna all’interno della comunità e il trattamento da riservare a coloro che si escludono dalla vita comunitaria.

Commento del testo

Mt 18,15-16 – Correggere il fratello e ricostruire l’unità.
Gesù traccia norme semplici e concrete per indicare come procedere in caso di conflitto in comunità. Se un fratello o una sorella peccano, cioè se hanno un comportamento in disaccordo con la vita della comunità, tu non devi denunciarli pubblicamente dinanzi alla comunità. Prima devi parlare da solo con loro cercando di sapere i motivi dell’agire dell’altro. Se non ottieni alcun risultato, convoca due o tre persone della comunità per vedere se giungi a un accordo.
Matteo scrive il suo Vangelo attorno agli anni 80 o 90, quasi alla fine del primo secolo, per le comunità dei Giudei convertiti, provenienti dalla Galilea e dalla Siria. Se ricorda con tanta insistenza queste frasi di Gesù, è perché, di fatto, in quelle comunità c’era una grande divisione attorno all’accettazione di Gesù Messia. Molte famiglie erano divise e perseguitate dai loro stessi parenti che non accettavano Gesù come Messia (Mt 10,21.35-36)

Mt 18,17 – Chi non ascolta la comunità, si autoesclude.
In caso estremo, esaurite tutte le possibilità, il caso del fratello reticente bisogna esporlo alla comunità. E se la persona non volesse ascoltare il consiglio della comunità, allora che sia da te considerata «come un pubblicano o un pagano», cioè come una persona che non appartiene alla comunità, e tanto meno che vuole farne parte. Quindi non sei tu che lo stai escludendo, ma è la persona stessa che si esclude dalla convivenza comunitaria.

Mt 18,18 – La decisione presa sulla terra è accettata in cielo.
In Mt 16,19 il potere di perdonare viene dato a Pietro; in Gv 20,23 questo stesso potere viene dato agli apostoli. Ora, in questo testo, il potere di perdonare viene dato alla comunità: «tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Qui appare l’importanza della riconciliazione e l’enorme responsabilità della comunità nel suo modo di trattare i membri. Non scomunica la persona, ma semplicemente ratifica l’esclusione che la persona già aveva assunto pubblicamente uscendo dalla comunità.

Mt 18,19 – La preghiera in comune per il fratello che esce dalla comunità.
Questa esclusione non significa che la persona sia abbandonata alla propria sorte. Anzi! Può stare separata dalla comunità, ma non starà separata da Dio. Per questo, se la conversazione in comunità non ha dato nessun risultato e se la persona non vuole più integrarsi nella vita della comunità, continuiamo ad avere l’obbligo di pregare insieme il Padre per ottenere la riconciliazione. E Gesù garantisce che il Padre ascolterà.

Mt 18,20 – La presenza di Gesù nella comunità.
Il motivo della certezza di essere ascoltati è la promessa di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»! Gesù dice che è lui il centro, l’asse della comunità e, come tale, insieme alla comunità prega il Padre, affinché conceda il dono del ritorno del fratello che si è escluso.

Ampliando l’informazione

La comunità

come spazio alternativo di solidarietà e di fraternità Oggi la società neo-liberale, segnata dal consumismo, è dura e senza cuore. Non è forte in essa l’accoglienza dei poveri, dei piccoli, degli stranieri, dei profughi. Il denaro non lascia spazio alla misericordia. Anche la società dell’Impero romano era dura e senza cuore, senza attenzione per i piccoli. Questi cercavano un rifugio per il loro cuore, senza trovarlo. Anche le sinagoghe erano esigenti e non offrivano loro un luogo di riposo. Nelle comunità cristiane, c’erano persone che volevano introdurre il rigore dei farisei nell’osservanza della Legge. Portavano all’interno della convivenza fraterna gli stessi criteri ingiusti della società e della sinagoga. E così nelle comunità cominciavano ad emergere le stesse divisioni della società e della sinagoga tra giudei e non giudei, ricchi e poveri, dominanti e sottomessi, parola e silenzio, uomo e donna, razza e religione. E invece di fare della comunità uno spazio di accoglienza, questa diveniva un luogo di condanna. Ricordando le parole di Gesù nel Discorso della Comunità, Matteo vuole illuminare il cammino dei cristiani, in modo che la comunità sia uno spazio alternativo di solidarietà e di fraternità. Deve essere una Buona Notizia per i poveri.

La scomunica e l’esclusione dalla convivenza fraterna

Gesù non vuole aumentare l’esclusione. Anzi, vuole favorire l’inclusione. Ha fatto questo tutta la sua vita: accogliere e reintegrare le persone che, in nome di un falso concetto di Dio, erano state escluse dalla comunità. Ma certo lui non può impedire che una persona in disaccordo con la Buona Notizia del Regno, si rifiuti di appartenere alla comunità e si escluda da essa. Ciò che fecero alcuni farisei e dottori della legge. Ma anche in tali casi, la comunità deve comportarsi come il Padre della parabola del figlio prodigo. Deve mantenere nel cuore il fratello e pregare per lui, in modo che cambi idea e ritorni in comunità.

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