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Esegesi – Domenica delle Palme – Anno A

Da: “Lectio Divina sui Vangeli festivi” A. Cilia. ©Elledici

Esegesi del brano Mt 11, 14-27,66

Chiave di lettura

Nella Settimana Santa, durante la lettura della passione e morte di Gesù, non conviene assumere un atteggiamento di ricerca e di investigazione razionale. Conviene piuttosto fare silenzio. Leggere diverse volte il testo, avendo come unica guida i brevi titoli che si pongono come una chiave di presentazione per quanto segue e il desiderio di sperimentare di nuovo l’amore di Dio che si rivela negli atteggiamenti di Gesù dinanzi a coloro che lo prendono, lo insultano, lo torturano e lo uccidono. Nel corso della lettura, non pensiamo solo a Gesù, ma anche ai milioni e milioni di esseri umani che oggi sono in carcere, torturati, insultati e uccisi.

Alcuni pensieri

La morte di Gesù

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fa buio totale su tutta la terra. Perfino la natura sente l’effetto dell’agonia e della morte di Gesù! Appeso alla croce, privo di tutto, esce dalla sua bocca un lamento: «Elì! Elì! Lemà sabactàni?» cioè: «Dio mio! Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È il primo versetto del salmo 22 (21). Gesù entra nella morte, pregando, esprimendo l’abbandono che sente.
Prega in ebraico. I soldati che erano vicini a lui, e che facevano la guardia, dicono: «Costui chiama Elia!». I soldati erano stranieri, mercenari contrattati dai Romani. Non capivano la lingua dei Giudei. Pensavano che Eli volesse dire Elia. Appeso alla croce, Gesù si trova in un isolamento totale.
Anche se avesse voluto parlare con qualcuno, non gli sarebbe stato possibile. Rimase completamente solo: Giuda lo tradì, Pietro lo rinnegò, i discepoli fuggirono, le amiche stavano sicuramente lontano (v. 55), le autorità lo schernirono, i passanti lo insultarono, Dio stesso lo abbandona, e neanche la parola riesce a comunicare. È stato questo il prezzo che ha pagato per la sua fedeltà alla scelta di seguire sempre il cammino dell’amore e del servizio per redimere i suoi fratelli. Egli stesso dice: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). In mezzo all’abbandono e all’oscurità, Gesù lancia un forte grido e spira. Muore lanciando il grido dei poveri, perché sa che Dio ascolta il grido del povero (Es 2,24; 3,7; 22,22.26; ecc.). Con questa fede, Gesù entra nella morte, sicuro di essere ascoltato. La lettera agli Ebrei commenta: «Egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (Eb 5,7). Dio ascoltò il grido di Gesù e «lo esaltò» (Fil 2,9). La risurrezione è la risposta di Dio alla preghiera e al dono che Gesù fa della sua vita. Con la risurrezione di Gesù, il Padre annuncia al mondo intero questa buona notizia: Chi vive la vita come Gesù, servendo i fratelli, è vittorioso e vivrà per sempre, anche se muore e anche se lo uccidono! È questa la buona notizia del Regno che nasce dalla croce!

Il significato della morte di Gesù

Sul Calvario siamo davanti a un essere umano torturato, escluso dalla società, completamente isolato, condannato come eretico e sovversivo dal tribunale civile, militare e religioso. Ai piedi della croce le autorità religiose confermano per l’ultima volta che si tratta veramente di un ribelle fallito e lo rinnegano pubblicamente (Mt 27,41-43). E in questa ora di morte rinasce un significato nuovo. L’identità di Gesù viene rivelata da un pagano: «Davvero costui era Figlio di Dio!» (Mt 27,54). D’ora in poi, se vuoi incontrare veramente il Figlio di Dio, non cercarlo in alto, nel cielo lontano, né nel tempio il cui velo si squarciò, ma cercalo accanto a te, nell’essere umano escluso, sfigurato, senza bellezza. Cercalo in coloro che, come Gesù, danno la loro vita per i fratelli. È lì che Dio si nasconde e si rivela, ed è lì che possiamo incontrarlo. Lì si trova l’immagine sfigurata di Dio, del Figlio di Dio, dei figli di Dio. «Non c’è prova d’amore più grande che dare la vita per i fratelli!».