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È italiana la coppia che ha scalato tutti gli 8mila: Meroi e Benet

«Bisogna andare in montagna con quel tocco di paura che ti fa riconoscere il momento giusto di girare i tacchi e tornare indietro». Senti chi parla: Nives Meroi, 36 anni, tarvisiana, considerata una tra le più grandi alpinisteitaliane, la stessa che oggi, 11 maggio 2017, ha scalato con successo la vetta dell’Annapurna (8.091 metri), coronando il sogno di raggiungere in coppia, assieme al marito Romano Benet, tutti le quattordici cime che superano 8mila metri di altitudine.

Romano Benet e Nives Meroi in coppia e assieme sono diventati l’emblema di un alpinismo d’alta quota onesto, leale e coerente. Un alpinismo fatto anche di rinunce: scalano senza ossigeno e senza portatori d’acqua, mentre lo fanno si sentono come «due solitudini unite in cordata, che perseguono ciascuno il bene dell’altro come il proprio».

Prima di loro solo 34 scalatori al mondo hanno completato la «collezione» degli Ottomila (secondo i dati del sito 8000ers.com), di cui solo la metà senza ossigeno. Il primo assoluto fu Reinhold Messner nel 1986, mentre la prima donna fu la coreana Eun-Sun Oh nel 2010. Nives Meroi fu a lungo “in corsa” anche per quest’ultimo primato ma decise di fermarsi per assistere il marito colpito da una rara malattia – un’aplasia midollare – nel 2009. Solo nel 2012 la coppia è quindi tornata a scalare.

Della lista delle 14 montagne superiori a 8.000 metri come riporta Wikipedia fanno parte nove massicci collocati nella catena dell’Himalaya e quattro in quella del Karakorum che taglia Pakistan, India e Cina. Il Nanga Parbat, in Pakistan, è invece l’unico che non fa parte di queste due catene essendo situata in Kashmir.

Nives Meroi: una curiosità letteraria

Lo scrittore Erri De Luca che ha dedicato pagine emozionanti all’alpinismo, alla sua passione per le montagne, dall’incontro con Nives Meroi, alpinista italiana tra le pochissime ad aver scalato tutti quattordici giganti che nel mondo superano gli ottomila metri di altezza, scrisse un libro, Sulla traccia di Nives. Di lei De Luca scrive: «Ho seguito per un po’ la sua traccia, ma in alto si perde dove non ho respiro. Lei scala senza bombole d’ossigeno e senza aiuto di portatori d’alta quota».

De Luca segue, «come uno sherpa culturale», Nives e il suo compagno, anche sull’Himalaya e ne ha riportato questo libro che è costruito come un lungo dialogo tra lui e Nives, nel contesto di una notte d’alta quota, quando i due non riescono a dormire e si raccontano delle storie. Nascono riflessioni, meditazioni sulla bellezza e sul rapporto che si instaura tra cielo e terra, ma anche imbarazzi, soprattutto di Nives.

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