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È confusa l’Italia mediatica: vari “gender” di “bugiardini”

Ritagli. Chi nasce a Natale? Leggi (“Corsera”, 16/12, “La lettura”, p. 13) che è meglio non saperlo. Babbo Natale non esiste e Santa Claus è solo un San Nicola nordico: i bambini scoprano da soli «chi porta i doni». Dire loro che da 20 secoli si tratta di un certo Gesù di Nazareth? No! Innanzitutto è una favola, e poi debbono scoprirlo da soli! Oggi tutto si deve scoprire da soli. Anche il “gender”. Da soli, via via, e si decide cosa si vuol essere: maschio, femmina, o «Lgbt». Non si nasce, si diventa! Perciò se il 21 dicembre un uomo saggio vestito di bianco ha detto che occorre tener conto della realtà di natura sono stati strilli o silenzi. Il giorno dopo “Repubblica” (p. 23 in fondo, accanto ai necrologi) offre fotina e 13 righette, per metà su un «Blitz di protesta» contro quel discorso. Dopo 9 pagine, però, il lamento contro i «Bugiardini dell’Italia confusa» parla di medicinali, ma tu pensi proprio al modo in cui quel giornale parla di “gender” e di tante altre questioni: basta con certe leggende! A Natale ciascuno decida chi è nato! La famiglia? Ciascuno decida come la vuole! Anche “Il Manifesto” (21/12, p. 5) ce l’ha col Papa. Ha parlato di povertà e dovere della carità? Falso, e «anche reazionario, perché la carità non educa ai diritti»! Ecco: nessuno dica il nome del neonato! O che chi nasce è maschio o femmina! Poi però (“Messaggero”, 22/12, p. 21) leggi il celeberrimo Desmond Morris: «Niente è più forte del Natale», e proprio sul Natale (“Corsera”, 21/12, p. 47) leggi queste parole: «O Gesù, sii tu il mio desiderio, siimi sempre nel pensiero». Bruno Forte, teologo e vescovo, cita un certo Johann Sebastian Bach… Volete mettere…?

avvenire.it