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È amando che si capisce la Parola

il vangelo di Ermes Ronchi  – avvenire

VI Domenica di Pasqua Anno C

In quel tempo, Gesù disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora pres­so di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tut­to ciò che io vi ho detto.Vi la­scio la pace, vi do la mia pa­ce. Non come la dà il mon­do, io la do a voi. Non sia tur­bato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: ‘Vado e tor­nerò da voi’. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me (…)».
S e uno mi ama. Gesù ri­vendica per sé, per la prima volta, il senti­mento più importante e di­rompente del mondo uma­no: l’amore. Entra nella no­stra parte più intima e profonda, ma con estrema delicatezza. Tutto poggia sulla prima parola « se », « se tu ami ». Un fondamento co­sì umile, così libero, così fra­gile, così puro, così pazien­te. « Se mi ami osserverai la mia parola » e non esprime un ordine, non formula un comando, ma apre una pos­sibilità; non un verbo al­l’imperativo, ma al futuro e che esprime il rispetto emo­zionante di Dio, che bussa alla porta del cuore e atten­de: se ami, farai. E subito rovescia il nostro modo di pensare. Noi a­vremmo detto: se osservi la mia parola arriverai ad a­marmi, senza avvertire che questa logica capovolge il Vangelo, perché vede Dio come uno specchio su cui far rimbalzare i propri meri­ti, Dio della legge e non del­la grazia. Un detto medioevale affer­ma: «I giusti camminano, i sapienti corrono, gli inna­morati volano». L’amore mette una energia, una luce, un calore, una gioia in tutto ciò che fai, e ti pare di vola­re. Volare a osservare la sua Parola, così è scritto, e noi invece abbiamo subito ca­pito male come se Gesù a­vesse detto: a osservare i miei comandamenti. E invece no, la Parola non coincide con i comandamenti, è molto di più. La Parola salva, illumi­na, traccia strade, consola. La Parola fa vivere, semina i campi della vita, ti incalza, porta Dio in te. Solo se la ami, la Parola si ac­cende, porta pane, soffia nelle vele. Solo se hai sco­perto la bellezza di Cristo partirà la spinta a vivere il suo Vangelo. Perché la no­stra vita non avanza per col­pi di volontà ma per una passione. E la passione na­sce da una bellezza. In me l’amore per Gesù sgorga dal­la bellezza che ho intuito in lui, dalla sua vita buona, bel­la e beata. Poi una seconda serie di e­spressioni: verremo a lui, prenderemo dimora presso di lui, tornerò a voi. Un Dio che ama la vicinanza, che abbrevia instancabilmente le distanze. E prenderemo di­mora: in me il Misericordio­so senza casa cerca casa. Forse non troverà mai una vera dimora, solo un pove­ro riparo. Ma una cosa Lui mi domanda: essere un frammento di cosmo ospi­tale. Dio non si merita, si o­spita. Ma se non pensi a lui, se non gli parli dentro, se non lo a­scolti nel segreto, forse non sei ancora casa di Dio. Se non c’è rito nel cuore, una liturgia segreta e intima, tut­te le altre liturgie sono ma­schere del nulla. Custodia­mo allora i riti del cuore. ( Letture: Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29; Salmo 66; A­pocalisse 21,10-14.22-23; Giovanni 14,23-29)