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Dottrina sociale, bussola per i cattolici in politica

DA ROMA MIMMO MUOLO – avvenire
 No alla fuga dei cattolici dalla po­litica. Anzi è necessario «opera­re da custodi e difensori della dimensione etica sia della democrazia, sia della stessa politica». Specialmente in considerazione della grande posta in gioco. E cioè da un lato gli «attacchi sfre­nati » al «valore della persona umana, del matrimonio e della famiglia», dall’altro «le nuove questioni sollevate nell’ambi­to della bioetica». Tutto ciò, dunque, de­ve portare anche a «una fattiva presenza dei laici cattolici negli organismi legisla­tivi ». Il cardinale Stanislaw Rylko ha a­perto così, ieri mattina, la plenaria del Pontificio Consiglio per i laici, dicastero che il porporato polacco presiede, e che fino a domani si occuperà del tema «Te­stimoni di Cristo nella comunità politi­ca ». Ieri i primi interventi, in attesa del­l’incontro odierno con il Papa e anche le prime messe a punto di una questione sempre più cruciale nelle società del ter­zo millennio. Rylko, infatti, nel ricordare il «diritto-do­vere » dei credenti «di partecipare attiva­mente e responsabilmente alla vita po­litica dei propri Paesi, senza complessi di inferiorità», ha messo anche in evi- denza benefici e vulnerabilità del siste­ma democratico. «Se impostato corret­tamente – ha detto il cardinale – porta e­normi vantaggi nella vita individuale e sociale, ma le derive totalitarie, provoca­te da agnosticismo e relativismo, sono reali». «Strana tolleranza – ha aggiunto Rylko – quella che non tollera voci che si chiamino fuori dal pensiero politica­mente corretto». Ecco perché è necessario un rinnovato impegno dei cristiani nella vita pubbli­ca. Eppure – ha fatto notare il porporato – anche tra i cristiani oggi si registra un sentimento di disaffezione per la politi­ca, inquinata da corruzione, carrierismo, scandali morali». Inoltre, «alle urne trop­po spesso i cattolici palesano mancanza di coerenza con la propria fede». La via d’uscita per il presidente del Pontificio Consiglio per i laici è la formazione, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa – «bussola sicura in questo campo impor­tante della testimonianza cristiana – di quanti da credenti intendono impe­gnarsi nella cosa pubblica.
  Una visione, questa condivisa anche da monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che non a caso ha richiamato l’importanza di non concepire in maniera individua­­listica l’impegno in politica degli uomi­ni e delle donne che sono espressione della comunità ecclesiale. «Mi risulte­rebbe particolarmente difficile com­prendere la vita di un cattolico impe­gnato in politica – ha detto il presule – senza il riferimento alla comunità cri­stiana ». Il che non significa, come forse in maniera troppo semplicistica è stato riferito da alcune fonti di stampa, che i politici cattolici debbono prendere ordi­ni dalla Chiesa e non dai partiti. La di­namica disegnata da monsignor Fisi­chella è al tempo stesso più profonda e più coerente con la visione dell’impegno politico che si trova proprio nella Dot­trina sociale della Chiesa. «Il partito – ha fatto notare il rettore della Lateranense – non è la comunità cristiana e confon­dere i due spazi sarebbe fatale. L’adesio­ne al partito non sostituisce (né mai po­trebbe) l’appartenenza alla comunità cri­stiana nella quale si viene formati e do­ve l’impegno politico trova il suo vero ri­scontro come criterio di giudizio». Allo stesso modo «aver giurato sulla Costitu­zione non potrebbe mai impedire a un cristiano in politica di essere ugualmen­te fedele al Vangelo». Dunque «la comunità cristiana assicura al laico impegnato in politica il senso di appartenenza, senza della quale si dira­da l’identità e l’impegno per il bene di tutti rischia di diventare solo un contri­buto per una lobby», ha spiegato Fisi­chella. E perciò, ha concluso, «quando la testimonianza personale diventa diffici­le e impervia, il riferimento alla comunità cristiana diventa per il credente in poli­tica il punto di conforto e di sostegno. E­gli sa che non sarà mai lasciato solo e comprende che la comunità ha bisogno del suo apporto per far giungere il Van­gelo lì dove solo il laico può arrivare».