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Domenica delle Palme 01/04/2012

Viene il tempo in cui la Parola, il discorso cristiano deve nascere dal nostro personale guardare a Gesù Cristo. È infatti Gesù Cristo la parola che sta in capo alla meditazione quaresimale.
Se il tema dell’Avvento è stato quello della attesa globale, se il tempo del Natale è stato l’annuncio della salvezza che è venuta ed è cominciata a manifestarsi, la liturgia della Quaresima è il sovrano affermarsi di questa salvezza avvenuta, Gesù Cristo. Gesù Cristo che domina l’uomo, che domina la natura, il cosmo, il mondo e tutta quanta la sua storia, Gesù Cristo nei contorni ormai precisi della sua maturità, nella definizione ormai chiara della sua missione, nel suo volto ormai inconfondibile, presente fra tutte le cose umane. La figura matura di Cristo, questo uomo nuovo, si palesa secondo tutta la forza della sua novità. Una misura nuova è entrata nel mondo, una proposta nuova è entrata nella vita, una misura e proposta così nuove che tutto il gioco della vita sta nell’accettare questa misura nuova oppure nell’affondarsi schiavi della vecchiaia.
Ma la misura del mistero di Dio è una persona, è un uomo maturo, è una personalità precisa, che si aggira come presenza che non si può sfuggire tra le nostre amicizie, tra le nostre case, dentro i nostri ambienti di lavoro e di interesse, che affronta personalmente noi stessi, che ci affronta personalmente. Tutta la fede è qui: tutta la fede è nella faccia che assumiamo, è nello sguardo che portiamo di fronte a questa persona, nella reazione che abbiamo a questa presenza.
Luigi Giussani, “Dalla liturgia vissuta: una testimonianza”

 

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