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Domenica 10 febbraio, in Ghiara, alle 11, S. Messa per i 700 anni dei Servi di Maria a Reggio

Servi di Maria a Reggio, una fedeltà lunga 700 anni   
Domenica 10 febbraio alle 11, nella Basilica della Ghiara, Messa con il Vescovo Massimo
Un tuffo nella storia locale e uno sguardo riconoscente sull’attualità, fatta di presenze amiche nel confessionale, di sagre e amate bancarelle in corso Garibaldi, di quello scrigno di fede, arte e cultura che va sotto il nome di Basilica della Ghiara, che il Vescovo ha definito recentemente “la cappella sistina di Reggio Emilia”.
Tutto questo, e molto di più, si condensa nel programma del 7° centenario della venuta in diocesi dei Servi di Maria. Un anno di celebrazioni, che si apriranno ufficialmente nella memoria dei Sette Santi Fondatori, con la Messa di domenica 10 febbraio alle 11 in Ghiara, presieduta da monsignor Massimo Camisasca, che all’ingresso nella Chiesa reggiano-guastallese proprio alla protezione della Beata Vergine della Ghiara affidò, con tre doni personali, il suo ministero di vescovo (domenica 10 febbraio, informa padre Anacleto Maria Tommasi, non ci sarà la Messa delle 12).
La prima sorpresa che s’incontra, parlando con il Priore dei Servi di Maria, padre Cesare Antonelli, è che fu il “popolo” di Reggio a chiamare i frati. Non solo: ma la pubblica autorità ne favorì l’insediamento in loco in modo provvidente.
Vediamo di ripercorrere, a tappe, il cammino di questi 700 anni “reggiani”. Era il 1313, d’accordo. Reggio non fu la prima “stazione” dei Servi di Maria. Erano infatti già trascorsi 80 anni da quel 1233 che è considerato la data tradizionale della fondazione dell’Ordine, a Firenze, ad opera dei sette primi padri, l’ultimo dei quali, Alessio Falconieri, era morto nel 1310 dopo averne visto, nel 1304, l’approvazione definitiva da parte di papa Benedetto XI.
Dalla seconda metà del XIII secolo i Servi di Maria calcavano già il suolo emiliano-romagnolo, precisamente a Bologna, Forlì, Cesena e Rimini.
Nello stesso anno in cui moriva Falconieri, il Capitano del popolo reggiano, tale Odofredo degli Odofredi, faceva richiesta di una presenza reggiana al Priore generale dei Servi. Tre anni dopo i frati serviti operavano già in città, come attesta una risposta del Consiglio Generale del Popolo (oggi diremmo Consiglio comunale), che in data 24 aprile 1313 stanziava “59 lire reggiane”, con il voto di 300 fave bianche “favorevoli” e 25 nere “contrarie”, per contribuire all’acquisto della casa e all’edificazione della chiesa, “così che – recita il documento – nella città di Reggio, per la stessa Città e Popolo, giorno e notte (i Frati) possano esercitare il divino ufficio e pregare la beata Maria Vergine”.
Il 29 giugno 1313 un altro testo ufficiale, stavolta episcopale: il vescovo Guido da Baiso autorizzò l’erezione di un pubblico oratorio, che i Servi vollero dedicare – come già per la prima chiesa fiorentina del loro Ordine – alla Santissima Annunziata.
Un’altra scoperta interessante che si fa “bazzicando” in Ghiara è che la magnifica basilica in cui oggi preghiamo il 29 aprile e l’8 settembre, la cui prima pietra fu posta il 6 giugno 1597, poco più di un anno dopo la miracolosa guarigione del sordomuto Marchino (avvenuta davanti all’immagine dipinta sul muro dell’orto dei Servi), fu cronologicamente il terzo tempio dei Servi reggiani.
Del primo s’è detto: la chiesa intitolata all’Annunziata, piccola ma decorata di buone pitture, si trovava sul lato occidentale del corso della Ghiara (l’attuale corso Garibaldi), in corrispondenza di parte dell’attuale portico dei Servi e di parte dell’attuale sagrato, con la facciata rivolta a nord su un piazzaletto. Vicino scorreva un canale che spesso esondava. Vuoi l’umidità, vuoi la precarietà delle strutture, la chiesa primigenia ebbe bisogno di restauri e ampliamenti, possibili grazie a donazioni e lasciti della cittadinanza. Intorno al 1470 venne costruita la torre campanaria. Nel 1476, su un’area originariamente destinata ad uso cimiteriale, sorse l’Oratorio della Confraternita della Santa Croce, o della Buona Morte (all’angolo tra corso Garibaldi e via Guasco), che aveva il fine di portare il conforto religioso ai condannati, distrutto poi nel 1783 da Ercole III.
Con erogazioni del Consiglio generale della Città decretate nel 1492 (50 lire) e nel 1494 (altre 25 lire), il Comune di Reggio favorì la riforma “simmetrica” e l’abbellimento del luogo di culto: da una pianta datata 1498, infatti, la chiesa dell’Annunciazione risulta ad una sola navata, con quattro cappelle per lato, un grande presbiterio e l’abside poligonale profonda. Nel 1519 l’opera di ristrutturazione fu completata con l’altare maggiore intitolato alla Natività di Nostro Signore (mentre era dedicato all’Annunziata uno degli altri 10 altari, essendo aumentate a cinque le cappelle laterali). È questa più ampia e decorosa chiesa la “seconda Ghiara” che possiamo iscrivere nell’album storico dei Servi e di Reggio Emilia. Di là dell’abside c’era il “famoso” orto dei frati, orto che nel marzo 1507 fu recintato da un “muro”, altrettanto conosciuto per via del primo miracolo. Sulla parete, al Canton dei Servi, era disegnato un ritratto mariano sbiadito e scrostato, che nel 1573 venne sostituito dall’immagine dipinta da Giovanni Bianchi (detto il Bertone) su bozzetto di Lelio Orsi, che mostra la Madre in adorazione del Figlio che ha generato. Fu “qui” che il 29 aprile 1596 si verificò il miracolo della “Madonna di Reggio”, che cambiò la vita del popolo di Dio insieme alla storia della chiesa. Nasceva così il maestoso Santuario della Beata Vergine della Ghiara. La chiesa precedente fu demolita nel 1621, ma un’impronta antica rimane: gli archi delle “vecchie” cappelle sono infatti richiamate dagli archi dell’attuale portico.
Oggi nel convento di corso Garibaldi vivono sei membri, un frate e cinque padri: la “quercia” è padre Fiorenzo Maria Gobbo, un artista internazionale (suo il dipinto  realizzato nel 1974 per la chiesa dei Sette Santi Fondatori di Chicago).
Di quel lontanissimo 1313 si sa che il priore e fondatore del convento reggiano fu fra Francesco di Donato da Siena; venne in città con altri sette frati, di cui due non sacerdoti.
È noto che il rigoroso fra Francesco di Donato da Siena fu il braccio destro del priore generale fra Pietro da Todi nel rinnovamento dell’Ordine e nella sua espansione, tant’è che dopo quello reggiano fondò i conventi di Ferrara, Vicenza, Chioggia, Capodistria, Venezia e Verona.
“Rendiamo grazie per i tanti frati che nel corso dei secoli si sono succeduti nel servizio a Dio e ai loro fratelli, ispirandosi costantemente alla Madre e Serva del Signore. Guardando all’esempio di coloro che ci hanno preceduto, noi, Servi di Maria presenti oggi a Reggio, vogliamo onorare la Vergine Santa in piena comunione con la Chiesa locale e in concordia con la cittadinanza tutta”, scrive padre Anacleto sul 1° numero 2013 del bollettino La Madonna della Ghiara.
La Diocesi non può che unirsi a questa riconoscenza, davvero storica.
Edoardo Tincani – diocesi.re.it

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