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Dischi Sacra: una raccolta di canti liturgici di straordinaria bellezza

«Luce del suo popolo e del suo tempo»: con queste parole Giovanni Paolo II rivelava al mondo la forza e il carisma di Hildegard von Bingen (1098-1179), la mistica e santa tedesca che un anno fa Benedetto XVI ha nominato Dottore della Chiesa universale, riconoscendo in lei «una straordinaria armonia tra la dottrina e la vita quotidiana».
Teologa, scrittrice, poetessa, compositrice e scienziata, la sua è una figura tutta da scoprire, che gli appassionati di musica antica hanno imparato a conoscere soprattutto grazie ai dischi realizzati dall’ensemble Sequentia che, a partire dal 1982, ha intrapreso il progetto di registrazione integrale delle opere della santa. Un lungo e fortunato cammino che giunge oggi al termine – orfano però della compianta Barbara Thornton, indimenticabile voce e anima artistica del gruppo – con l’album intitolato Celestial Hierarchy (pubblicato da Deutsche Harmonia Mundi e distribuito da Sony): una raccolta di canti liturgici di straordinaria bellezza, dedicati ai profeti, ai martiri, ai padri confessori, agli apostoli e alla Vergine Maria, forgiati su un nuovo linguaggio di intensa espressività che i Sequentia sono in grado ancora una volta di riproporre con rigore, immedesimazione e altissimi esiti artistici.
Da un punto di partenza diametralmente opposto si muove invece l’approccio interpretativo con cui Dietburg Spohr e l’Ensemble Belcanto si sono avvicinati all’Ordo Virtutum, la sacra rappresentazione allegorica che la Badessa di Bingen ha incentrato sull’animo umano, sulle insidie mosse dalle tentazioni del peccato e sul sostegno offerto dal vigore delle virtù (cd pubblicato da Ecm e distribuito da Ducale). Ne è nata un’attualizzazione quasi estrema, lontana da qualsiasi intento di fedele ricostruzione storica o filologica, dove la musica originale appare quasi un pretesto: il punto di partenza per una drammaturgia in cui la lontana eco delle melodie gregoriane viene sopraffatta dalle più moderne istanze compositive contemporanee, con l’intento di avvicinare il mondo medievale di Hildegard, per stessa ammissione degli artisti «così lontano ed estraneo dal nostro». Per correttezza, però, in questo caso sarebbe stato più opportuno togliere il nome della santa dalla copertina del disco.

avvenire.it

 

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