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Dischi Sacra. Un tripudio chiassoso e nobilissimo: così Napoli glorificava san Gennaro

È un tripudio di suoni, luci e colori il progetto discografico che Antonio Florio e il gruppo dei Turchini hanno dedicato al repertorio sacro fiorito a Napoli nei primi decenni del Settecento e a una delle principali feste, religiose e popolari, che da sempre animano la vita della città; Il Tesoro di San Gennaro è infatti il titolo di un album che arriva al cuore di un’antica e illustre tradizione, ma che testimonia anche del livello d’eccellenza artistica raggiunto in epoca barocca dall’establishment musicale partenopeo (cd pubblicato da Glossa e distribuito da New Communication).
Cantori e strumentisti hanno infatti sempre lottato per entrare a far parte dell’organico degli esecutori impegnati nelle molteplici celebrazioni dedicate al Santo protettore (in primis quella del 19 settembre, quando se ne ricorda il martirio), mentre i maggiori compositori dell’epoca, autoctoni e forestieri, hanno dedicato alcune delle loro migliori creazioni per l’apparato musicale destinato ad accompagnare i principali riti liturgici della Cappella del Tesoro.
Spetta alla Canzona a 4 con istromenti “Per San Gennaro” di Cristofaro Caresana (1640-1709) alzare il sipario sul teatro dei sacri affetti in scena a Napoli tra XVII e XVIII secolo; insieme ad alcune Sinfonie strumentali, di Domenico Scarlatti (1685-1757) viene invece proposto il caleidoscopico mottetto Antra valles Divo plaudant, mentre al Confitebor à 3 e allo splendido Stabat Mater à 4 di Nicola Fago (1677-1745) – già Maestro di Cappella del Tesoro – fanno seguito gli inni Iam sol recedit e Iste confessor di Gaetano Veneziano (1665-1716), autore anche dell’Ave Maris Stella che chiude l’incantevole programma del disco.
Una vivace colonna sonora chiamata a portare alla luce le «diverse anime di una cultura complessa che non cessa di affascinare: insieme rozza e raffinata, plebea e aristocratica, chiassosa e delicata», come scrive nel saggio che accompagna le note di copertina del disco Dinko Fabris, presidente della Società Internazionale di Musicologia e penna tra le più illuminate nel delineare i caratteri vincenti di quella musica barocca partenopea che, da oltre venticinque anni, trova proprio in Antonio Florio e nei “suoi” Turchini la voce più viva, autentica e autorevole.
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