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Dischi Sacra: Per il «Requiem» di Mozart arriva un’“edizione critica” integrale

Poche pagine come il Requiem di Mozart continuano a esercitare un fascino che si spinge ben oltre il semplice – e assoluto – valore del suo portato artistico: la richiesta da parte di un misterioso committente insieme con l’aggravamento delle condizioni di salute del compositore, che ha lavorato alla sua partitura estrema sul letto di morte e che alla fine l’ha lasciata incompiuta, sono infatti elementi che hanno contribuito a creare un alone di mito e di leggenda ancora oggi vivo nell’immaginario collettivo, grazie anche a opere letterarie e film di grande successo.
Nel corso degli anni il mercato discografico si è arricchito di decine di incisioni incentrate quasi esclusivamente sulla versione di riferimento portata a termine da uno degli ultimi allievi del compositore austriaco, Franz Xaver Süssmayr, anche se in tempi recenti un nutrito gruppo di studiosi ha compiuto ricerche su autografi e documenti dell’epoca e, in base alle più recenti acquisizioni storiche e musicologiche, ha avanzato ipotesi che continuano a mantenere inalterato l’interesse verso il capolavoro mozartiano.
È proprio questo il punto di partenza da cui prende avvio il progetto discografico intitolato Requiem Realizations che vede protagonisti il Choir of King’s College di Cambridge e l’Academy of Ancient Music diretti da Stephen Cleobury (Cd pubblicato dall’etichetta Choir of King’s College e distribuito da Sound and Music). Si tratta di un’incisione che, al fianco della registrazione integrale del capolavoro mozartiano nella “versione Süssmayr”, affianca anche i completamenti di alcuni brani tra quelli lasciati incompiuti dall’autore: Lacrimosa (Michael Finnissy), Sanctus (Robert Levin e Franz Beyer), Benedictus (Duncan Druce) e Cum sanctis Tuis (ancora Robert Levin), a cui si aggiunge un Amen composto da Richard Maunder per la chiusura del Lacrimosa. Una sorta di “edizione critica” in formato sonoro che non presenta nulla di particolarmente innovativo o provocatorio, ma suggestive scelte stilistiche dettate da considerazioni di carattere musicologico che poco aggiungono all’impronta originale di un’opera sublime quanto enigmatica, indelebilmente segnata dal genio del suo creatore.

avvenire.it