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Dischi Sacra: Ildegarda dottore della Chiesa, in un album le sue opere sacre

Mentre l’intera comunità cattolica si ritrova a far festa per via della proclamazione di Hildegard von Bingen (1098-1179) a Dottore della Chiesa da parte di Papa Benedetto XVI, Sony Classical annuncia l’imminente arrivo nei negozi di una nuova raccolta incentrata sulle opere sacre composte dalla mistica tedesca, fondatrice e badessa del convento benedettino di Eibingen; il disco – sugli scaffali tra un paio di settimane – porta una firma assolutamente autorevole nel campo della musica antica, quella cioè dei Sequentia, ensemble che più di ogni altro ha contribuito a portare nuova luce sulla straordinaria produzione musicale e sulla poliedrica figura di questa teologa, scrittrice, poetessa, compositrice e scienziata, conosciuta e stimata in vita da personaggi come Bernardo di Chiaravalle, papa Eugenio III o l’imperatore Federico Barbarossa.
Con il suo primo album dedicato a Ildegarda e intitolato Canticle of Ecstasy, nel 1994 il gruppo ha venduto più di mezzo milione di copie, ottenendo il primo posto nelle vendite di dischi di musica antica di tutti i tempi e la prima posizione assoluta nelle classifiche di musica classica in Francia e Australia; un piccolo “miracolo” che la formazione vocale e strumentale capitanata da Benjamin Bagby e dalla compianta Barbara Thornton ha confermato nel corso degli anni con la qualità artistica di interpretazioni di assoluto riferimento, inaugurando percorsi e approcci inediti che si sono spinti ben oltre il limite dei consueti criteri esecutivi del repertorio medievale.
Il nuovo cd si intitolerà Music for Paradise e comprenderà una selezione di tredici brani precedentemente pubblicati all’interno dei sette progetti che i Sequentia hanno tributato a Hildegard von Bingen; una splendida occasione per riaccostarsi al sublime linguaggio musicale, poetico e “cosmico” di antifone, inni, sequenze e responsori destinati alla celebrazione dell’Ufficio liturgico, caratterizzati dalla ricchezza e dall’originalità di uno stile compositivo che, pur rimanendo confinato nella tradizione gregoriana del canto all’unisono, si declina in una notevole varietà di andamenti ritmici e di sfumature espressive; testimonianza esemplare di un canto che si fa preghiera corale, commossa e partecipata.

avvenire.it