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Dischi Sacra: Con «Il Santo Sepolcro» di Paër il Golgota diventa melodramma

Si è affermata sotto la buona stella del grande repertorio operistico la carriera di Ferdinando Paër (1771-1839), illustre musicista parmense che, dopo i fortunati esordi giovanili in terra italiana, ha conosciuto fama e successo in giro per l’Europa, tra Vienna, Dresda e poi Parigi, dove è arrivato su espressa richiesta di Napoleone e ha ricoperto le cariche di Compositore di Corte di Sua Maestà Imperiale, direttore del Théâtre-Italien (per qualche anno al fianco di Rossini, suo acerrimo rivale) e infine Maestro della Musica da Camera del sovrano Luigi Filippo.
Ed è fondamentalmente di ceppo lirico e melodrammatico il linguaggio che si parla nel Santo Sepolcro (ossia La Passione di Gesù Cristo), oratorio sacro con una forte impronta stilistica di carattere teatrale sottolineata in modo evidente nella lettura offerta dal direttore Franz Hauk (cd pubblicato da Naxos e distribuito da Ducale), a capo del Simon Mayr Chorus & Ensemble e di un cast di cantanti solisti chiamati a ricoprire i ruoli dei quattro protagonisti principali della partitura: Maria Maddalena (il soprano Cornelia Horak), Giovanni (il contralto Vanessa Barkowski), Nicodemo (il tenore Thomas Michael Allen) e Giuseppe d’Arimatea (il basso Jens Hamann).
Sono questi i testimoni oculari degli ultimi istanti di vita di Gesù che si danno appuntamento di fronte ai «sacri marmi» del Santo Sepolcro e si abbandonano a ricordi e racconti, attraverso continui flashback che da un lato intendono ricostruire le strazianti vicende intorno alla morte in Croce del Salvatore, tra le pene che trafiggono il cuore della Vergine Maria («Gran Donna dei Dolori») e gli stati d’animo degli apostoli («Desolati, vaganti»), ma che dall’altro proiettano i sentimenti di attesa e di speranza verso il compimento estremo del sacrificio del Redentore, pegno della promessa di salvezza eterna.
Attraverso pagine musicali davvero pregevoli e altre decisamente meno ispirate, Paër non tradisce però mai la vocazione di una dimensione artistica strettamente legata alla sfera drammaturgica, fino al colpo di scena del grande episodio conclusivo («Quando al suon delle angeliche trombe»), dove l’annuncio della Resurrezione lascia intendere il presagio del trionfo supremo nel Giorno del Giudizio.
avvenire.it