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Disagi e problemi della società moderna. Alcol e famiglia

Insieme a Chiesa e scuola, la famiglia è il luogo dell’educazione dell’individuo. Formazione integrale della persona e retto uso della libertà si concretizzano in un corretto uso dell’alcol.

La famiglia è sempre stata considerata la cellula d’ogni società1 e la principale istituzione in cui il patrimonio personale di un individuo viene formato; insieme ad altre istituzioni, come Chiesa e scuola, deve essere luogo di vera educazione (cf Codice di diritto canonico 795). Formazione integrale della persona e retto uso della libertà si devono concretizzare in un corretto uso dell’alcol, in modo che non sia l’uomo schiavo dell’alcol, ma l’alcol sia un elemento usato dall’uomo, utilizzo che può avere anche valenze positive. Molteplici sono i valori che si possono attribuire all’alcol – alimentare, socializzante, farmacologico, tossicologico – e la famiglia è per l’appunto il luogo principale dove questi valori possono essere trasmessi alle nuove generazioni

Le foto del servizio sono solamente simboliche; rappresentano delle realtà "normali", come feste in famiglia o per una laurea. Anche se... (foto M. SETTIME)

Le foto del servizio sono solamente simboliche; rappresentano delle realtà “normali”, come feste in famiglia o per una laurea. Anche se… (foto M. SETTIME)

Adolescenza, adulti e cultura della società moderna Nel momento in cui in una famiglia si fa un uso appropriato dell’alcol e vengono trasmessi i giusti valori che possono avere tali bevande – come abbiamo visto sopra –, i ragazzi avranno meno possibilità di cadere in problemi di alcolismo rispetto a una famiglia che ne fa un uso “problematico” trasmettendo valori di tipo farmacologico e tossicologico, altamente pericolosi per una corretta formazione della persona. Un aspetto importante, che fa parte della formazione integrale della persona e che può avere, a mio avviso, un forte peso rispetto all’uso di alcol, è – sempre all’interno delle relazioni famigliari – l’impegno dell’adulto a far sì che l’adolescente sia valorizzato e apprezzato, in modo che possa sentire di valere come persona. Questo è un processo lungo che trova le sue radici fin dai primi anni di vita del giovane, in modo che acquisti una giusta stima di sé e fiducia nelle sue capacità, per poter affrontare le sfide che il mondo gli presenterà, capace di vivere le tensioni che ogni scelta porta in sé (cf Familiaris consortio 37).

Se ciò non accade, il ragazzo non sarà in grado di guardare con la giusta serenità il domani, consapevole delle proprie capacità e delle reali difficoltà da affrontare, e cercherà di compensare le proprie paure, i timori di un domani incerto, utilizzando espedienti capaci di dargli la forza che gli manca – si chiamino alcol o droga – e che potranno compromettere seriamente lo sviluppo integrale della persona, anche a livello intellettivo/volitivo. Inoltre, tutto viene reso ancora più difficile da altri due fattori: l’adolescenza e la cultura della società odierna. L’adolescenza è in sé stessa un periodo problematico e conflittuale; il ragazzo si ritrova con un corpo in via di sviluppo con il quale deve ancora prendere confidenza; i rapporti con i genitori diventano difficili.

Una famiglia a tavola (foto © TROY HOUSE / CORBIS).

(foto © TROY HOUSE / CORBIS).

L’adolescente si trova in uno status non ben definito: non più bambino, ma nemmeno adulto; proiettato verso un futuro che però non dà sicurezza né certezze, in una società che chiede molto ed è altamente concorrenziale. L’adolescente è attratto da tutto ciò, ma nello stesso tempo sente la mancanza dell’età infantile, caratterizzata da sicurezze e certezze . Quindi da una parte c’è il desiderio d’essere grande e la paura di fallire, dall’altra il desiderio segreto di essere ancora bambino e la voglia di crescere, tensioni che sono fonte di timori e solitudini e possono avere come epilogo il ricorso all’alcol, visto come mezzo utile per vincere le proprie debolezze e fronteggiare la vita.

Dal connubio tra il periodo adolescenziale, problematico in sé, in cui i giovani cercano una loro connotazione sia nella famiglia che nella società, periodo caratterizzato da comportamenti impropri, devianti e trasgressivi, e una società non capace di dar loro uno status con certezze e sicurezze per il loro futuro, le possibilità di arrivare a un abuso di alcol sono maggiori.

A quest’incapacità da parte della società di dare uno status ai giovani sopperisce il gruppo di amici, gruppo che «si pone come un’agenzia di socializzazione in grado di rispondere alla richiesta d’identità da parte dell’adolescente il quale, assumendo un determinato ruolo, trova un’identità già predisposta con il suo corredo di norme, valori, sanzioni, credenze, ragioni e modelli d’azione»

La ricerca di uno status richiede di conformarsi al comportamento del gruppo, assumendo determinati atteggiamenti e comportamenti condivisi, che da una parte fanno sentire parte del gruppo e dall’altra differenziano da quanti non fanno parte del gruppo.

Atteggiamenti e comportamenti che trovano nel consumo di alcol e di sigarette un forte alleato, capace di essere punto di coesione e fonte di divertimento; capace di dimostrare che non si è più bambini ma adulti; capace di far vincere le proprie paure e timidezze e dare quel senso di “onnipotenza” che rende capaci di compiere qualsiasi azione pensando di essere assolutamente indenni da ogni negativa conseguenza, e tutto ciò senza rendersi conto dei rischi che si possono correre. Atteggiamenti e comportamenti che, se anche non conducono a un bere “patologico” con tutte le sue conseguenze, sono espressione di un disagio e di un problema che tocca intimamente i giovani, ponendo la società di fronte alle sue responsabilità. Società che mancando «della qualità di struttura ragionevolmente stabile e integrata» fa sì che il ragazzo che matura si rivolga «esclusivamente ai suoi coetanei allontanandosi da quella struttura sociale extrafamiliare senza la quale è più difficile mantenere la sua integrità psichica»

Fa riflettere lo spettacolo desolante di giovani in preda all'alcol, incidenti del sabato sera

Fa riflettere lo spettacolo desolante di giovani in preda all’alcol, incidenti del sabato sera (foto ROSSETTI / PSP).

La vera libertà non è libertinismo

Inoltre la nostra società ha una grossa difficoltà a offrire ai ragazzi una formazione sociale e morale; essa si traduce in un «malessere che comprende la sindrome amotivazionale con la tendenza a vivere alla superficie di sé stessi, che da alcuni è stato definito “sindrome etica”, cioè un tale livello di fragilità della formazione socio-morale da tradursi in una “malattia” sociale»6. Malattia sociale in quanto la società di oggi difficilmente riesce a dare una giusta scala di valori, che abbia come base, non dico il diritto rivelato, ma almeno quello naturale, nel rispetto di quel concetto tanto caro ai nostri governanti di laicità dello Stato, che sovente si rivela essere laicismo. Società in cui il relativismo etico ha il sopravvento, ognuno si fa una sua morale a uso e consumo proprio e ogni morale va bene, purché rispetti la libertà dell’altro. Libertà intesa nel senso di far ciò che ti senti, ciò che ti è più comodo: questa non è libertà, ma libertinismo.

La vera libertà deve avere il suo fondamento nell’essere a immagine e somiglianza di Dio e da «una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la propria responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri».

Risultato di questa società malata, incapace di far fronte alla crisi di valori che la corrode dal di dentro, sono sovente i giovani – ma non solo – che «presentano scarsa tolleranza alla fatica e frustrazione, orientamento a vivere il presente come un tempo assoluto, ridotto senso di responsabilità e di autonomia, legami affettivi labili e inconsistenti».

Tutto questo, unito a una grossa difficoltà comunicativa da parte dei giovani che è frutto di una società individualizzante, può essere il triste presupposto per problemi alcolici. Bisogna ancora sottolineare come il bere nei giovani sia sovente una fase di passaggio, una delle multiformi manifestazioni dell’adolescenza con le sue problematicità, destinata a evolversi in età adulta in un consumo di alcol equilibrato e ragionevole. Fase questa decisamente delicata, come sopra esposto, ma che non necessariamente porta in età adulta a uno stato di dipendenza alcolica. È certo invece che può portare a immediate e sgradite conseguenze, come ad esempio gli incidenti automobilistici. Nelle famiglie, in cui si fa un uso “problematico” dell’alcol, le difficoltà per uno sviluppo integrale e completo del ragazzo aumentano notevolmente, e ancor di più nel caso di alcolismo conclamato da parte di una o entrambe le figure genitoriali. In queste situazioni si hanno conseguenze gravi per l’equilibrio familiare, con gravi perdite della funzione biologica della coppia; il desiderio sessuale diminuisce con minori rapporti intimi; ci possono essere casi d’impotenza; allontanamento del coniuge non alcolista… Ne risente anche il fattore economico: la scarsa efficienza e inaffidabilità lavorativa causano eventuali perdite di lavoro e conseguenti difficoltà economiche. Infine, si nota una perdita della funzione psico- sociale; l’attenzione della coppia viene assorbita dalla problematica del bere, mettendo in crisi quel luogo in cui vengono trasmessi ai figli valori e regole di vita.

Sovente vengono effettuate anche violenze a carico sia del coniuge non affetto dal problema dell’alcol – soprattutto nel caso della donna – sia dei figli, che si trovano a essere vittime e spettatori inermi e indifesi del degrado psicofisico di una figura che dovrebbe essere per loro punto di riferimento e tutela.

Figli che crescono in un ambiente in cui, invece di trovare un clima di confronto sereno e di dialogo, necessari ad «acquisire una giusta stima di sé e una solida fiducia in sé stessi, entrambe essenziali per un equilibrato sviluppo […] si trovano a dover crescere in un clima dove per la maggior parte del tempo, l’autorità, l’abbandono o la violenza tengono il posto della comunicazione»11. Si può quindi ben capire come tutto questo possa incidere profondamente nello sviluppo psichico dei giovani, che negli ambienti con grande criticità «non hanno imparato ad amare, ma a ribellarsi; non hanno imparato a essere amati, ma a essere abbandonati; non hanno imparato che è possibile essere felici, ma piuttosto che la vita è un campo minato nel quale bisogna combattere per farsi posto. Inevitabilmente, hanno ripetuto ciò che è stato loro inculcato».

Giuliano Albertinelli – vita pastorale dicembre 2012