Dio è perdono

Un giorno una parola – commento a Salmo 130, 6

L’anima mia anela al Signore più che le guardie non anelino al mattino
Salmo 130, 6

Ma voi, carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del nostro Signore Gesù Cristo
Giuda 20-21

riforma.it

Il Salmo 130 è uno dei salmi penitenziali che nasce dall’esperienza del peccato. Un salmo che ruota intorno all’asse del peccato – perdono. L’essere umano contemporaneo, in genere, tende a negare oppure a ignorare il concetto di “peccato”. La tendenza generale è quella di considerarsi vittime più che peccatori e di fronte alle manifestazioni evidenti del male la maggior parte di noi non vuole assumersi la responsabilità dei propri errori. E il male continua ad espandersi a macchia d’olio! Se si nega il peccato non c’è neanche la confessione. Esattamente l’opposto dell’essere e del vivere del salmista il quale riconosce le sue colpe e spera, attende il perdono del Signore. L’anima sua anela a Dio e confida che il suo perdono arriverà perché Dio è perdono. Riceverlo significa fare esperienza di trovarsi in presenza di Dio, prenderlo sul serio e confrontarsi con la sua santità. 

I cristiani riconoscono il perdono di Dio nell’evento della croce di Gesù il quale continua ad operare anche oggi come “parola della croce” (I Corinzi 1.18). Questa parola di grazia si dona a noi in modi inaspettati, scende come una pioggia di primavera e ci offre molteplici possibilità di vita. Nella Scrittura troviamo una parola inesauribile, misericordiosa e sorprendente che ci raggiunge come un nuovo orizzonte di speranza. Imparando a far silenzio possiamo ascoltarla, capirla e farla propria. In questo modo si riesce a dimorare in Dio che ci chiama a metterci al servizio del mondo con buona coscienza. 

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