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Dio è il cuore dolce e forte della vita. Commento al Vangelo 3 luglio 2011

XIV Domenica Tempo Ordinario – Anno A

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Un momento di incanto di Gesù davanti ai piccoli, ai suoi: Ti rendo lode, Padre, perché queste cose le hai rivelate ai piccoli. I piccoli di cui è pieno il vangelo, gli ultimi della fila che sono i preferiti di Dio. Gesù è il primo dei piccoli: viene come figlio di povera gente, nasce in una stalla, non ha in mano nessun potere e la sua rivoluzione si compie su di una croce. Ma «un uomo vale non sulla misura della sua intelligenza, ma quanto vale il suo cuore» (Gandhi). «Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Gesù non viene, con obblighi e divieti; viene recando una coppa colma di pace. Gesù non porta precetti nuovi, ma una promessa: il regno di Dio è iniziato, ed è pace e gioia nello Spirito (Rm 14, 17). E se ti lasci riempire dalla pace del signore, «attraverso il riposo e la pace del vostro cuore, poi a decine, a migliaia attorno a voi saranno confortati, troveranno ristoro» (A. Louf). «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Imparate dal mio cuore. Cristo si impara imparandone il cuore, cioè il modo di amare. Il maestro è il cuore. La pace si impara. La pienezza della vita si impara. A vivere si impara, imparando il cuore di Dio. E la scuola è la vita di Gesù, quest'uomo senza poteri, libero come il vento, leggero come la luce, dignitoso e alto, che nulla e nessuno ha mai potuto piegare. Imparate dal mio modo di amare: umile, senza arroganza, e mite, senza violenza. Ristoro dell'esistenza di ciascuno è un così, amore umile e mite, una creatura in pace, che diffonde un senso di serenità nell'arsura del vivere. E la nostra vita si rinfranca accanto alla sua. Inizia, allora, il discepolato del cuore, per tutti, bambini e anziani, donne e uomini, preti e religiosi, per noi che ci sentiamo intelligenti, ma che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore. Funzionari delle regole e analfabeti del cuore. Perché Dio non è un concetto, non è una regola, non si riduce ad un sapere: Dio è il cuore dolce e forte della vita. Dice Gesù: «Prendete su di voi il mio giogo. Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero». Nel linguaggio della Bibbia «giogo» indica la legge: «Prendete su di voi la mia legge». Prendete su di voi l'amore, è un re leggero, è un tiranno amabile, che neanche per un istante ferisce il cuore, non colpisce ciò che è al cuore dell'uomo, ma è instancabile nel generare, partorire, curare, confortare, dare ristoro. Non è uno fra i tanti maestri, è «il» maestro di una vita piena, con dentro il gusto e il calore di Dio. (Letture: Zaccaria 9, 9-10; Salmo 114; Romani 8, 9.11-13; Matteo 11, 25-30).

di Ermes Ronchi – avvenire.it