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Dimissioni del Papa, il vescovo Bettazzi: non sta bene, è coerente

Articolo pubblicato sul Qn (Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione) 12 febbraio 2013

UN ANNO FA l’aveva detto: «Il Papa è stanco, potrebbe lasciare». Dodici mesi dopo monsignor Luigi Bettazzi, classe 1923, vescovo emerito di Ivrea, uno dei quattro protagonisti italiani del Concilio Vaticano II ancora in vita, può ben dire di averci visto giusto.
La notizia delle dimissioni di Benedetto XVI è piovuta come un fulmine a ciel sereno sulla Chiesa, non per lei.
«Mi ero reso conto che Ratzinger stava pensando alla possibilità di dimettersi. Da prefetto dell’ex Sant’Uffizio ha seguito in presa diretta il tracollo fisico del predecessore, Karol Wojtyla, e, una volta che ha visto venir meno le sue energie, dopo un’attenta valutazione, ha compiuto un gesto di grande fede e coerenza. Reggere la Chiesa universale è un impegno assai gravoso».
Ma è vero che il Papa è malato?
«Di certo non sta bene. A ottobre, quando a Roma abbiamo celebrato il cinquantesimo anniversario dall’apertura del Concilio, Benedetto XVI camminava male e mi è sembrato molto affaticato».
Negli ultimi tempi ci sono stati degli indizi che potevano far pensare a una decisione così sorprendente?
«A dicembre la nomina ad arcivescovo del suo segretario particolare, monsignor Georg Gänswein, suonava già come un campanello d’allarme. Mai prima d’ora un segretario pontificio ha ricevuto la consacrazione episcopale, con il Papa ancora in vita. Non a caso monsignor Stanislaw Dziwisz è diventato arcivescovo di Cracovia con Ratzinger, non con Giovanni Paolo II».
Benedetto XVI ha voluto spianare la strada a padre Georg?
«Diciamo che ne ha preparato il futuro: alto prelato in Curia romana, dove si trova ora come prefetto della Casa pontificia, o arcivescovo di una prestigiosa diocesi tedesca. A questo punto deciderà il nuovo Papa».
Nella storia della Chiesa l’ultimo pontefice a rassegnare le dimissioni è stato Celestino V che fece il ’gran rifiuto’ (1294). Anche in quel caso l’addio avvenne in un concistoro.
«Sì, vero, ma non dimentichiamo il Concilio di Costanza (1414-1418). In quell’occasione i vescovi ottennero le dimissioni di Papa Gregorio XII e deposero i due antipapi».
Non crede che il gesto di Ratzinger sia una presa di coscienza del fallimento del suo pontificato, tutto incentrato sulla nuova evangelizzazione e segnato dagli scandali, prima quello sulla pedofilia nella Chiesa, poi Vatileaks?
«Non penso. Resta, però, il fatto che, a cinquant’anni dalla fine del Concilio Vaticano II, c’è ancora tanto da lavorare nella Chiesa. E Benedetto XVI, facendo un passo indietro, ha voluto dare un segnale di rinnovamento anche alla Curia romana, dove il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, è ancora in servizio nonostante abbia superato i canonici 75 anni di età».
Ora, dopo le dimissioni del Papa, che cosa succederà sulla barca di Pietro?
«Ci sarà un nuovo conclave e io pregherò lo Spirito Santo, perché venga eletto un nuovo Giovanni XXIII».
Un Papa di transizione, dalla fama di conservatore che poi…
«Ha convocato e iniziato il Concilio Vaticano II. Alla faccia della transizione».

Giovanni Panettiere