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Diminuisce in Italia il numero degli aborti

Roma, 10. Nel 2009 gli aborti in Italia sono diminuiti, anche se le proporzioni del fenomeno restano drammatiche. Sulla base del dato provvisorio, le interruzioni volontarie di gravidanza sono state in tutto 116.933, un calo del 3,6 per cento rispetto al 2008 (121.301), 22.000 casi in meno in dieci anni (nel 1999 sono state 139.213). Dato dimezzato rispetto agli anni Ottanta (il picco ci fu nel 1982 con 234.801 casi), ma si registra ancora un aborto ogni cinque gravidanze. Questi i punti nodali del bilancio tracciato nell’ultima relazione del ministero della Salute presentata ieri in Parlamento. La tendenza è chiara: dal 1983 è avvenuto in Italia un progressivo calo degli aborti. Il tasso di abortività – considerato l’indicatore più accurato per valutare la diffusione del fenomeno – è risultato pari all’8,3 per mille, con una flessione del 3,9 per cento rispetto all’8,7 del 2008. La flessione ha riguardato in particolare le minorenni, che fanno segnare un indice di abortività pari al 4,8 per mille nel 2008, dato invariato rispetto al 2007, con valori più elevati nell’Italia settentrionale e centrale. Sono numeri che confermano il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa occidentale. Ma se le interruzioni volontarie della gravidanza calano tra le italiane, continuano invece ad aumentare tra le immigrate: nel 2008 il 33 per cento del totale è stato praticato da donne immigrate, mentre, nel 1998, tale percentuale era del 10,1. Va però segnalato – si legge nel rapporto del ministero della Salute – che negli ultimi tre anni si è osservata una tendenza alla stabilizzazione con valori assoluti intorno ai 40.000 casi. Per approfondire la tematica, nel 2005-2006 l’Istituto Superiore di Sanità ha condotto un’indagine che mette bene in evidenza come anche per le straniere il ricorso all’aborto rappresenti, nella maggioranza dei casi, una estrema ratio. Dai dati del ministero emerge un altro dato significativo: in media più di sette ginecologi su dieci si rifiutano di praticare aborti. A livello nazionale, per i ginecologi si passa dal 58,7 per cento del 2005 al 69,2 del 2006, al 70,5 del 2007 e al 71,5 del 2008; per gli anestesisti, nello stesso intervallo temporale, dal 45,7 al 52.6; per il personale non medico, dal 38,6 al 43,3 per cento. (©L’Osservatore Romano – 11 agosto 2010)