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Diciassette giovani uccisi nell'irruzione di un commando armato in un locale di Torreón Messico, terra di stragi

Città del Messico, 19. Anche l’ultimo fine settimana è stato segnato in Messico da nuove stragi perpetrate dai gruppi criminali che gestiscono il traffico degli stupefacenti e che sono impegnati da anni in una vera e propria guerra per il controllo sul territorio. L’episodio più grave è accaduto a Torreón, nello Stato di Coahuila, a ridosso della frontiera con il Texas, dove un commando armato ha ucciso almeno 17 persone, tutti fra i 20 e i 30 anni, facendo irruzione in un locale durante una festa organizzata da un gruppo di giovani. I feriti sono 17, molti del quali versano in condizioni critiche negli ospedali della zona. L’attacco è avvenuto all’una e trenta del mattino di domenica in un centro residenziale chiamato Quinta Italia Inn. Gli investigatori hanno accertato che il commando è arrivato sul posto a bordo di cinque veicoli e ha subito incominciato a sparare all’impazzata, secondo quanto riferito da Adrian Olivas Jurado, della procura della città, che ha raccolto le testimonianze delle persone uscite illese dalla festa. Olivas Jurado ha aggiunto che i sicari avevano armi pesanti – Ar-15 e Ak-47, i fucili automatici preferiti dai narcotrafficanti messicani – e che sul posto sono stati trovati i bossoli di circa duecento pallottole. Il massacro dei partecipanti alla festa nel Quinta Italia Inn ha avuto luogo poche ore dopo una vera e propria battaglia tra narcotrafficanti ed esercito nella città di Nuevo Laredo – anch’essa non lontana dal confine con il Texas – concluso con un bilancio particolarmente pesante di 12 morti e 21 feriti, tra cui tre bambini in gravi condizioni. La strage di ieri notte a Torreón è la sesta di questo tipo avvenuta nel 2010, a conferma di un’intensificazione delle violenze dei cartelli del narcotraffico. Il primo caso del genere, quest’anno, era avvenuto in gennaio a Ciudad Juárez, la città dove si registrano più uccisioni al mondo, escludendo le zone teatro di guerre dichiarate. In quell’occasione furono quindici i giovani uccisi in un’irruzione di sicari in un locale, nell’ambito del conflitto tra i cartelli narcotrafficanti di La Linea e di Sinaloa. Proprio Ciudad Juárez è stata teatro, tre giorni fa, di un attentato per il quale i narcotrafficanti hanno usato un’autobomba, a conferma di un’escalation della violenza anche sul piano delle modalità di esecuzione, oltre che su quello quantitativo. In proposito, i dati riferiti venerdì scorso dal procuratore generale messicano, Arturo Chávez, non lasciano dubbi. Dall’inizio dell’anno sono state già più di settemila le persone uccise nelle sparatorie, negli attentati e nelle altre violenze legate al narcotraffico. In tutto il 2009 c’erano stati novemila morti. A partire dal dicembre 2006, quando il presidente Felipe Calderón si è insediato al potere e ha deciso l’impiego dell’esercito contro i narcotrafficanti, i morti sono stati più di 25.000, numeri che sembrano raccontare più una situazione di guerra che un contesto di sia pur difficile lotta alla criminalità. (©L’Osservatore Romano – 19-20 luglio 2010)