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DE GREGORI, canzonette cristiane

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Libro: ‘La donna cannone e l’agnello di Dio. Tracce cristiane in Francesco de Gregori’

Quanto profonde sono le tracce cristiane nella musica leggera italiana? Cospicue, ampie e diffuse, almeno per quanto riguarda alcuni cantautori, come il Francesco de Gregori studiato da Paolo Jachia nel libro ‘La donna cannone e l’agnello di Dio. Tracce cristiane in Francesco de Gregori’ (Ancora, pagine 200, euro 15,00). Ampie e diffuse ma ‘in tracce’ appunto, impronte di una cultura che non necessariamente, anzi molto raramente, si trasforma in autentica testimonianza cristiana. Tali ‘tracce’, presenti in autori come De Gregori, Fabrizio de André, Giorgio Gaber si evidenziano nell’uso di un linguaggio religioso medio e comune, assorbito con l’educazione, dall’ambiente di formazione, un fenomeno molto evidente nei cantautori della vecchia generazione. Un’ispirazione più esplicitamente religiosa si ritrova in alcuni tratti della vicenda artistica di altri, come Claudio Baglioni, Ron, Angelo Branduardi e persino Lucio Dalla. Dal canto suo, Jachia illustra come una ‘scoperta’ la presenza diffusa e continuativa di immagini e concetti cristiani nelle liriche di Francesco de Gregori. Una presenza culturale dunque, non propriamente religiosa ma più genericamente ‘spirituale’, che viene studiata applicando il metodo semiologico dell’analisi strutturale del testo a centinaia di liriche prodotte nell’arco di quasi quattro decenni (l’esordio è del 1972) dal cantautore romano. Si trovano così temi ricorrenti, immagini evangeliche proposte e riprese a distanza di anni, strutture linguistiche che richiamano i discorsi di Gesù. De Gregori ha disseminato nella sua vasta produzione ben duemila ‘locuzioni’ derivate dai Vangeli e dal cristianesimo popolare, dalle parabole, dalle espressioni di Gesù. Un Gesù pasoliniano e ribelle, poco trascendente, legato alla stagione degli anni Settanta; un Gesù che non arriva, pare di capire, da un’autentica ispirazione cristiana e cattolica. Del resto, il cantautore romano ha ripetutamente ribadito tanto il suo agnosticismo quanto il suo ‘non ateismo’. Le ‘tracce’ cristiane derivano, secondo Jachia, da tre «tradizioni connesse: la letteratura di derivazione apocalittica, la letteratura di derivazione evangelica e la letteratura di derivazione biblica», dove con letteratura s’intende un mèlange di fonti che comprendono anche il cinema, il teatro e altre canzoni. È un cristianesimo ‘popular’ appunto, che prende e usa liberamente immagini e suggestioni; un cristianesimo culturale e anche ‘radicale’ nel senso che testimonia la presenza ineludibile di quelle famose ‘radici’ che alcuni vorrebbero negare ma che esistono, indubbiamente, anche nella forma illustrata da Jachia. A dimostrazione che il cristianesimo, la sua cultura, le sue immagini, i suoi valori e il suo annuncio (creduto o no che sia) sono filtrati nelle zone profonde della coscienza dell’italiano e dell’europeo moderni, là dove sono gli archetipi e le matrici dell’arte.
  Persino dell’arte delle ‘canzonette’.

di Mario Iannaccone – avvenire 29 Giugno 2010