Crea sito

Davanti all’universo simbolico della liturgia… Bellezza disarmante

liturgia

Il 30 maggio e il 1° giugno si terrà presso il monastero di Bose l’undicesimo Convegno liturgico internazionale, intitolato “Il concilio Vaticano II. Liturgia, architettura, arte”. Il convegno è promosso dal monastero in collaborazione con l’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale italiana e la redazione di “Rivista Liturgica”.
Nella sua relazione, il cardinale Godfried Danneels ricorda come i sono tre vie che conducono a Dio: quella della verità, quella della bontà e quella della bellezza. Sono i tre universali e anche i tre nomi di Dio. Dio è infatti la verità suprema: l’al-di-là di ogni verità conoscibile. Ogni pensiero aspira alla propria trascendenza, a un al-di-là del pensiero. Dio è inoltre la bontà-perfezione suprema ed è, infine, anche la bellezza suprema. Sono le tre porte che si aprono su Dio. Ma per l’uomo contemporaneo queste porte sono difficili da aprire. La porta della verità suscita lo scetticismo: “Che cos’è la verità?” (Giovanni, 18, 38), diceva già Pilato, seguito da tanti nostri contemporanei. La porta della bontà-perfezione è a sua volta difficile da aprire, perché tale bontà sembra troppo perfetta per l’uomo e dunque irraggiungibile. La porta della bellezza, invece, si apre più facilmente per i nostri contemporanei. La verità suscita il dubbio, la bontà lo scoraggiamento, la bellezza disarma. Forse altre epoche hanno conosciuto di meno questi ostacoli. Ma attualmente la porta della bellezza è pressoché la sola ad aprirsi per trovare Dio e Cristo. È la via regale per il nostro tempo, nella sua ricerca di Dio.
San Leone dice che tutto ciò che Cristo ha fatto durante il suo passare tra noi sulla terra è ora passato nei sacramenti della Chiesa. La liturgia diventa allora il giardino degli angeli: il giardino del nuovo Eden e della sua bellezza. La liturgia è un immenso universo di simboli che fanno riferimento al mistero della salvezza e lo rendono presente.
Un simbolo rivela e suggerisce un al-di-là. Il simbolo suscita immaginazione, emozione. Non si limita a significare: rivela, suggerisce, desta, tocca. Non informa anzitutto, tocca i sensi e il cuore. La liturgia è quell’insieme di simboli che si velano e realizzano la glorificazione di Dio e la santificazione dell’uomo sulla terra.
La bellezza viene spesso identificata con la bellezza delle forme. È la bellezza “estetica”. Ma il bello è ben più della bellezza delle forme. È un “universale”, un nome di Dio. (…) “bello” è un termine complesso, come lo è la parola ebraica shalom, che non significa semplicemente l’assenza di guerra e di violenza, ma uno stato di benessere completo, il compendio di tutto ciò che fa la felicità dell’uomo. Anche il pulchrum significa uno stato integrale e completo di tutto ciò che piace all’uomo. Questa bellezza possiede una sua forza, ma è mite e non schiaccia, non scoraggia, scaccia il dubbio. Così è anche la bellezza dell’universo liturgico: è disarmante.

(©L’Osservatore Romano 30 maggio 2013)