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DALLA COSTITUZIONE «SENZA RADICI» ALL’ESCLUSIONE DEI SIMBOLI

 A partire dal 2002, con la discussione sulla futura Costituzione dell’Unione europea, si accende il dibattito intorno alla questione delle radici cristiane dell’Europa.
  Furono numerosi e insistiti gli interventi di Giovanni Paolo II e della Chiesa nel suo insieme sul tema, che ricordavano l’apporto fondamentale dell’annuncio cristiano nel plasmare le idee-base e l’identità stessa dell’Europa.
  Nonostante l’appoggio di sette Paesi europei, però, il richiamo alle «radici giudaico-cristiane» non venne inserito nel preambolo della Carta europea varata il 18 giugno 2004.
  Sottoposta poi a referendum e alla ratifica dei Parlamenti nazionali, la Costituzione non fu approvata. Le principali innovazioni per l’architettura europea sono state quindi inserite nel successivo Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, ma nemmeno qui delle radici cristiane si fa menzione.
 L a questione del crocifisso nelle aule scolastiche è al centro di un contenzioso giuridico fra l’Italia e il Consiglio d’Europa, aperto dalla sentenza con la quale, il 3 novembre scorso, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso di una madre italo-finlandese contro la presenza del simbolo nelle aule scolastiche pubbliche. Già a caldo, tramite il suo portavoce padre Federico Lombardi, la Santa Sede parlò di una decisione «miope e sbagliata», sulla quale espresse «stupore e rammarico». Contro la sentenza della Corte, il governo italiano ha presentato ricorso alla Grande Chambre, l’istanza di appello della Corte di Strasburgo, che il 2 marzo è stato dichiarato ammissibile. La pronuncia di merito è attesa per il 30 giugno prossimo.
(avvenire)