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«Dal Sinodo un grande sì alla famiglia»

La notizia più importante del Sinodo non è nella Relazione finale, è nel Sinodo stesso. Il fatto cioè che oltre 300 esponenti di rilievo della Chiesa, tra cardinali, vescovi, esperti, famiglie, abbiamo discusso per due anni di matrimonio e famiglia.

Una istituzione come la Chiesa, che ha nel mondo un miliardo e duecentomila fedeli, ha dedicato gran parte dell’ultimo biennio a riflettere su come dare forza all’istituto familiare, architrave della Chiesa e della società. Quale altra realtà diffusa su scala mondiale dedica tante energie a un obiettivo così importante per il bene comune?

Il messaggio chiaro, indiscutibile, che arriva al mondo è «un grande sì alla famiglia. È la dimostrazione che la famiglia non è un modello del passato, non è superata». Anzi, è la struttura che rappresenta le radici e il futuro di tutti noi. L’ha spiegato il cardinale Christoph Schoenborn che sabato promeriggio è intervenuto all’ultimo briefing di questo Sinodo. «La famiglia – ha osservato l’arcivescovo di Vienna – è la più importante delle “reti”, è una rete formidabile, anche quella ferita, come posso testimoniare per la mia esperienza familiare. La famiglia non è un modello del passato, non è superata».

E ha citato il giornalista ateo Frank Schirrmacher, editore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, morto recentemente, e il suo libro “Minimum”, “un best seller in Germania – ha detto il porporato austriaco – ebbene, non c’è nel libro traccia di religione, ma c’è un sì formidabile alla famiglia».

E se questa sottolineatura forte della centralità della famiglia, evidente a tutti, è il primo e più eclatante dato che emerge da queste tre settimane di Sinodo, la Relatio finalis non è altro che un tentativo da parte della Chiesa di leggere – anzi di rileggere – il suo impegno al fianco della famiglia. E questo impegno nasce innanzi tutto dal dovere di definire la famiglia, nella confusione culturale che segna i nostri giorni: «È fatta di un uomo e una donna e della loro vita insieme fedele e aperta alla vita – ha detto ancora Schoenborn – e papa Francesco con il suo buonumore ci ha ricordato che quando due persone si sposano appaiono anche due suocere cioè ci sono due famiglie coinvolte, ma la definizione della famiglia è chiara, come si legge nel primo capitolo della Bibbia, la Genesi, “maschio e femmina li creo”, e disse loro “siate fecondi e moltiplicatevi”. Ma questa definizione – ha fatto notare il cardinale teologo – non esclude situazioni di ricomposizione di famiglie, patchwork, anche se alla base c’è sempre il nucleo uomo-donna e l’apertura alla vita».

In questa attenzione alla famiglia la Chiesa, come emerge nella Relatio finalis, chiede anche alle istituzioni un impegno chiaro, con leggi che agevolino il compito sociale ed educativo degli sposi: «C’è un punto molto chiaro nella Relazione – ha proseguito l’arcivescovo di Vienna – sui doveri della politica per favorire la famiglia sotto tutti i punti di vista, vi sono anche dei passaggi specifici per quanto riguarda l’Africa e i Paesi emergenti che protestano contro questo effetto combinato di intenzioni ideologiche e di aiuti finanziari, un passaggio molto chiaro nel documento finale per le istituzioni internazionali, che non devono imporre agli Stati delle politiche famigliari che gli Stati stessi rifiutano, collegandoli o definendoli come condizioni per la concessione di crediti».

«Il documento – ha detto a questo proposito l’arcivescovo brasiliano di Aparecida, Raymund Damasceno Assis – propone che le associazioni di famiglie abbiano un ruolo perché la famiglia da sola può fare ben poco. È importante aprirsi alla comunione con altre famiglie, anche per avere voce al momento di decidere le politiche pubbliche, e bisogna incoraggiare la formazione di queste associazioni, a tutti i livelli».

Durante il briefing spazio anche al tema della comunione ai divorziati risposati che però nella Relazione finale è affrontato solo in modo indiretto, perché l’obiettivo è quello di lasciare al Papa ampia possibilità di intervenire per la definizione concreta di questo aspetto: «La Relatio come ci è stata presentata stamattina tocca la questione dei sacramenti ai divorziati risposati non in modo diretto, cioè – ha spiegato ancora Schoenborn – offre i criteri fondamentali del discernimento delle situazioni». Una scelta importante, ha fatto notare il cardinale, «perché supera l’attesa di una risposta “sì” o “no”, che è una falsa domanda, perché ogni situazione è diversa dall’altra».

«Come ha spiegato il card. Cottier, che era il teologo di Giovanni Paolo II, nell’intervista al direttore di Civiltà Cattolica padre Spadaro – ha aggiunto il porporato – la definizione divorziati risposati è troppo univoca, perché le situazione sono talmente diverse e dobbiamo guardarle tutte da vicino, discernere e accompagnare le situazioni. Il documento finale dà i criteri non solo per l’accesso ai sacramenti ma anche per le situazioni che il catechismo della Chiesa cattolica chiama “irregolari”».

avvenire.it