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Da Eraclito alla Weil, quando i filosofi mettevano in discussione il modo di vivere

Uno dei maggiori difetti che impoveriscono l’insegnamento della filosofia deriva dall’uso generico del termine filosofia. Questo è particolarmente inaccettabile in quelle culture, come la nostra, nelle quali più che filosofia (logica, etica, politica ecc.) s’insegna storia della filosofia. Storicamente, infatti, la filosofia è stata cose diverse ed è stata praticata per scopi, in forme e in contesti assai vari (nella polis greca, sotto l’impero romano, nelle chiese cristiane, nelle corti, nelle accademie, nelle università borghesi, nel moderno mercato delle idee).
A chiarire le idee in proposito c’è il libro di Giuseppe Cambiano I filosofi in Grecia e a Roma. Quando pensare era un modo di vivere (il Mulino) in cui si insiste sulle differenze fra i cosiddetti sapienti presocratici (il termine “filosofo” compare la prima volta in Eraclito, VI-V secolo a. C., citato da un Padre della Chiesa, Clemente Alessandrino) e poi Socrate, Platone, Aristotele, epicurei, cinici, stoici, scettici, neoplatonici. L’autore parte da Pierre Hadot e dai suoi studi sugli “esercizi spirituali” nella filosofia antica. Ma ne corregge la tesi affermando che Hadot avrebbe reso «edificante, in senso genericamente religioso» l’idea antica di vita filosofica. Non ho gli strumenti per entrare in una tale controversia. Ma i due studiosi hanno in comune un fondamentale mutamento di prospettiva rispetto ai molti che manovrano con disinvoltura concetti e sistemi filosofici dentro concatenazioni iperlogiche ma extrastoriche: alcuni per dimostrare che la filosofia marcia trionfalmente superando all’infinito vecchi errori e miti, altri per affermare che c’è stata solo decadenza rispetto alle insuperate verità delle origini.
Una questione comunque viene per lo più messa da parte: se il pensare filosofico elabori e implichi un modo di vivere che il filosofo dovrebbe realizzare esemplarmente. Filosofie dell’esistenza come quelle di Montaigne, Kierkegaard, Simone Weil, Camus hanno cercato di connettere pensiero e vita, contro le astrattezze accademiche. Ma i professori rispondono che mettere in discussione la vita esula dalle loro competenze.

avvenire.it