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Cristo luce del mondo: il segno del cero pasquale

Da quel cero si accendono i piccoli lumi che ciascuno ha in mano: ogni cristiano è chiamato, infatti, a portare nel mondo la luce di Cristo. La normativa liturgica a proposito del cero pasquale specifica che «nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo». L’eloquenza del cero, fatto della materia prodotta dalle api insieme al miele, era particolarmente forte nei secoli passati, quando l’ape era interpretata come immagine di Maria che partorisce verginalmente: gli antichi, infatti, credevano che le api si riproducessero per partenogenesi, ovvero senza bisogno dell’intervento del maschio. Non di meno, tuttavia, resta il segno del cero come luce, ma anche come “sacrificio”. Per illuminare, infatti, il cero si consuma, come Cristo ha fatto con il suo sacrificio sulla croce. Sono questi i concetti che il maestro Matteo Pagani ha tenuto presenti nell’iconografare il cero pasquale che il Vescovo benedirà la notte di Pasqua e che arderà presso l’ambone fino al giorno di Pentecoste. L’artista – diplomatosi presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna avendo in attivo diverse mostre in Italia, in Germania, a Vienna e a Praga – nella realizzazione del cero pasquale evidenzia in una sottile fascia dipinta ed incisa e attraverso una consolidata simbologia, la vittoria della luce sull’oscurità, proclamata nell’Exultet che il diacono canterà la notte di Pasqua. La luce nella notte è tra le mani di un bambino, quasi invito a farsi piccoli ed umili. Il Bimbo (poco velata allusione al Cristo stesso), immerso in un cielo stellato, appare quasi “la” stella tra le stelle, capace di far risplendere la notte come il giorno. Luce – immensità del tuo amore per noi – che tuttavia passa attraverso il sacrificio e la passione di Gesù, cui fanno riferimento il mantello rosso che riveste il Bambino e il fiore reciso, al contempo vita e morte, adagiato sul legno della croce. Nella parte sottostante esce in purezza dalla cera – frutto del lavoro delle api- un’incisione con motivi floreali immagine della primavera pasquale che il cero celebra aspirando a salire al Cielo come profumo soave e a confondersi tra le stelle del cielo.