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Coronavirus: paura ferma Italia, stop pure a matrimoni

(di Matteo Guidelli) (ANSA) – ROMA, 24 FEB – Non ti puoi neanche sposare con gli amici di una vita accanto, nell’Italia chiusa per coronavirus; solo “parenti stretti”: i matrimoni con “concorso di popolo”, hanno messo nero su bianco i vescovi di quella Liguria dove non c’è ancora un caso accertato, sono vietati. Fino a quando? E chi lo sa. Più che per colpa del Covid-19, l’Italia rischia di fermarsi per panico. Perché è evidente che il diritto alla salute, come ripetono tutti i politici a cominciare dal presidente del Consiglio, viene prima di tutto. E ci mancherebbe che non fosse così. Ma è altrettanto vero che, forse, qualcosa è sfuggito di mano. Se no non ci sarebbe stato l’assalto ai supermercati a Milano; se no la procura meneghina non avrebbe aperto un fascicolo con l’ipotesi di manovre speculative su mascherine e disinfettanti, vendute a prezzi folli su internet.

E a poco servono le spiegazioni degli scienziati, i decaloghi su come comportarsi ripetuti come un mantra da tv, giornali e siti. Perché nell’era dei social e delle fake news, la parola di Maria Rita Gismondo, direttore del centro analisi del Sacco di Milano – tanto per citare qualcuno che le cose le sa – secondo la quale si “è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale”, vale quanto quella del signor X che diffonde tesi complottistiche su Facebook o del signor Y che si chiede perché il governo non chiude le moschee, come se a diffondere il virus fosse chi è di religione islamica.

Così alla fine il buon senso è spazzato via dalla paura. E in un attimo succede che il governatore della Basilicata Vito Bardi

– un ex generale della Gdf – trasformi chi arriva a Potenza e
dintorni dalla Lombardia e dal Veneto, ma anche da Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna in quasi appestato: 14 giorni di quarantena per tutti, anche se vieni da città dove non c’è traccia del virus. Così succede che il governatore delle Marche Luca Ceriscioli prima annuncia la chiusura di tutte le scuole, non si capisce bene perché, e poi dopo una telefonata del premier Conte se lo rimangia. Così succede che un altro governatore, quello del Friuli Massimiliano Fedriga, prometta quarantena per “tutti i migranti irregolari che verranno rintracciati”. E vien da chiedersi perché un immigrato della Costa d’Avorio o del Bangladesh dovrebbe essere più a rischio di un imprenditore trevigiano. O bergamasco.

L’Italia chiusa per paura non risparmia nessuno. Teatri, musei, scuole e università del nord sono serrati da ieri. Ad Acqui Terme hanno sbarrato pure gli oratori e svuotato le acquasantiere. Si ferma anche lo sport: rugby e pallavolo. La serie A no, quella non può fermarsi: business is business. Dunque si gioca a porte chiuse, anche il big match Juve-Inter. Pub e discoteche della Lombardia devono chiudere alle 18: ma la domanda è quale sia la discoteca che è aperta prima delle 18. I cinema, quelli ancora aperti, vanno deserti:

-44% nell’ultima settimana. E se al nord tutto sommato si può capire, a Palermo andrebbero chiesti lumi ad uno psicologo. Per il turismo, è una Caporetto. A febbraio c’è il Carnevale, le settimane bianche, le gite. “La situazione è fuori controllo e di una gravità assoluta” si dispera la Fiavet. Anche la Giustizia fa i conti con la paura e succede che la legge non è più uguale per tutti. In Valle d’Aosta e Piemonte i tribunali hanno adottato una sorta di discriminazione territoriale: se sei un imputato del resto d’Italia, il processo segue il suo corso; se vieni da Lombardia e Veneto, l’udienza slitta di “almeno 2 mesi”. All’andazzo generale si adegua anche il Vaticano. A metà pero: rinviati tutti gli eventi “in luoghi chiusi e con afflusso rilevante di pubblico” dice la sala stampa. Però i musei vaticani restano aperti. A Padova, la basilica del Santo sospende messe e benedizioni. Mai successo dall’epoca di Napoleone. “Sembra di essere atterrati sulla Luna” dice sconsolato Fra’ Renato.

In una situazione simile potevano mancare gli sciacalli? Certo che no. Ci sono quelli travestiti da volontari, denuncia la Croce Rossa, che vanno in giro proponendo test domiciliari sul coronavirus. E ci sono gli emuli di Vanna Marchi. “E’ già pieno di ciarlatani – come giustamente li definisce il professore di igiene all’università di Pisa Pier Luigi Lopalco – che cercano di vendere rimedi naturali, omeopatici che promettono di renderci immuni da questa infezione”. E allora forse, in questo clima d’isteria collettiva, Osho è il più lucido di tutti. L’ultima vignetta ritrae uno spacciatore e un cliente. “Che voi hashish o cocaina?” dice il primo. “Amuchina gel” risponde l’altro. (ANSA).