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Controstampa… La «comoda carriera» dei preti? Avreste dovuto dirlo a don Diana

La svolta buona è farsi prete». Così su Il Fatto Quotidiano (martedì 18) s’inizia un prezioso articolo in cui la scrittrice e sceneggiatrice Daniela Ranieri spiega perché «l’unico porto franco» per i «600mila giovani italiani che cercano un lavoro» è la «carriera ecclesiastica»: «Vitto e alloggio gratis, stipendio dignitoso, esenzione da tasse sulla casa, alloggio in un convento in stile gotico sulla Via dei Laghi [Castelli romani], riposo al fresco in un’ombrosa sagrestia, tranquilla lettura nella penombra dei chiostri…». Anche il confessionale è nel conto: «Quanti spunti di biografie nelle confessioni!». Tra i vantaggi della carriera c’è anche la possibilità di «abiti a loro modo eleganti, a volte persino preziosi». C’è anche qualche inconveniente: «Alzarsi all’alba per le preghiere, mancare agli anticipi di campionato per il rosario e i vespri, avere a che fare con estreme unzioni e feretri, ma quando volevate fare il chirurgo non sapevate di dover trattare cadaveri?» e soprattutto «sorridere per vendere un prodotto in cui non si crede». Ho considerato “prezioso” l’articolo per tre motivi. Il primo: raramente capita di leggere un documento così ricco dei peggiori contenuti del pensiero anticlericale. Il secondo: il 18 cominciava su Rai1 la storia di don Peppe Diana, il giovane prete di Casal del Principe ucciso dalla Camorra (capita, nella carriera ecclesiastica: Puglisi, Romero…). Il terzo motivo: quattro pagine prima Il Fatto ne dedicava una al suo martirio: «Don Peppe, un esempio per i ragazzi».

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