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Continua la rivolta del pane in Mozambico

La polizia mozambicana è intervenuta ieri, per il terzo giorno consecutivo, contro una folla di manifestanti scesa in piazza nella capitale Maputo per protestare contro l’aumento del 30 per cento del prezzo del pane, a partire dalla prossima settimana, dopo i rincari dell’acqua e dell’elettricità. Il giorno prima, al termine di un Consiglio dei ministri straordinario, era stato annunciato che i rincari all’origine della protesta entreranno in vigore come previsto. Il portavoce governativo Alberto Nkutumula aveva dichiarato che la decisione è da considerarsi irrevocabile. Il Governo aveva altresì rivolto un appello "a tutti gli abitanti affinché si astengano dal partecipare ad azioni di rivolta, di vandalismo, di saccheggio e di violenza, in modo da permettere un rapido ritorno alla normalità e alla calma". Al tempo stesso, dopo la prima dura repressione dei disordini di martedì, nelle strade della capitale erano stati dislocate pattuglie di poliziotti pesantemente armati a bordo di camionette incaricate di disperdere anche il più piccolo assembramento. Ciò nonostante, le proteste non si sono interrotte e in tre giorni di disordini, secondo un bilancio ufficiale reso noto ieri, vi sono stati 10 morti e 443 feriti. La protesta si è estesa anche nella città di Chimoio, a 750 chilometri a nord di Maputo, dove secondo la polizia almeno sei persone sono rimaste ferite negli scontri con gli agenti. Una cinquantina di dimostranti sono stati arrestati. Anche due anni fa un aumento dei prezzi, quello dei taxi collettivi presi soprattutto dalle persone più povere per recarsi al lavoro, aveva provocato proteste e almeno sei morti. Il Mozambico, devastato dalla lunga guerra civile del 1976-1992, seguita all’indipendenza dal Portogallo nel 1974, con gli accordi di Lusaka il cui anniversario verrà celebrato martedì prossimo, sta vivendo in questi mesi una drammatica situazione di impoverimento, dopo anni che avevano fatto sperare invece in un possibile sviluppo. Secondo gli ultimi dati, ormai il 65 per cento dei venti milioni di abitanti vive al di sotto della soglia della povertà. (©L’Osservatore Romano – 5 settembre 2010)