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Con l’ingresso ufficiale mons. Massimo Camisasca è il nuovo vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla

Dopo l’ordinazione episcopale di venerdì 7 dicembre nella basilica in San Giovanni in Laterano a Roma, domenica 16 dicembre monsignor Massimo Camisasca ha fatto il suo ingresso ufficiale come nuovo vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, della quale sarà il successore di mons. Adriano Caprioli.Nella mattinata di domenica, a partire dalle 10, ha visitato quattro luoghi significativi della diocesi: due a Reggio città, ovvero l’Ospedale psichiatrico giudiziario di via Settembrini e il centro diocesano della Caritas “Querce di Mamre” (con la mensa aperta) di via Adua, e due a Montecchio, dove ha incontrato le suore del monastero di clausura delle Serve di Maria e i sacerdoti della Casa del clero anziano e malato.

All’ospedale psichiatrico giudiziario

“Cari fratelli, ho desiderato iniziare da qui il mio ministero di vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, dal luogo dove più profonda è la prova – ha esordito davanti agli ospiti dell’Opg reggiano – Chi è il vescovo, vicario di Cristo, se non colui che cerca l’uomo? La malattia mentale e la privazione della libertà sono strade di abissale oscurità, di perdutezza dell’io, che mi invitano a prendere coscienza del fatto che sono stato mandato in questa terra per cercare coloro che si sono perduti”.

“L’uomo dolente, l’uomo solo, l’uomo malato, l’uomo disperato. Cerco gli uomini per dire loro: A voi, gli «sconosciuti del dolore» (Paolo VI, Messaggio ai poveri, ai malati e a tutti coloro che soffrono a chiusura del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965), voglio portare il perdono e l’eucarestia di Gesù, voglio dire: “non disperate, perché Dio si è fatto uomo per esservi vicino”.

“Ringrazio perciò il direttore di questo ospedale psichiatrico, per le parole che mi ha rivolto e per il suo lavoro quotidiano. Ringrazio il cappellano, i medici, gli infermieri, il personale direttivo, la polizia carceraria, i volontari. A loro dico: sappiate che vi è chiesto un lavoro duro, forse ignoto e invisibile ai più, ma un lavoro grande, degno dell’uomo. All’uomo non è concesso che raramente di operare guarigioni, ma è concesso sempre di prendersi cura. In questo prendersi cura dell’altro sta la più grande manifestazione dell’umano. Io pregherò ogni giorno per voi, persone qui recluse e persone che qui lavorate. Sappiate che nessun sacrificio o dolore è perduto, nessuno è senza peso e senza valore”.



Alla Caritas diocesana

“Desidero iniziare il mio servizio alla Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla incontrandomi con i poveri, con i bisognosi e con coloro che si prendono cura delle loro persone”, ha invece annunciato visitando la mensa della Caritas diocesana portando “il mio saluto e il mio grazie al direttore della Caritas diocesana, Gianmarco Marzocchini, e agli operatori che prestano il loro servizio qui e nel centro di ascolto diocesano”.

“Più che interessati alla povertà, vogliamo curvarci sui poveri. E vogliamo soccorrere i poveri non tanto perché in essi vediamo Cristo, ma perché essi sono Cristo. L’avete fatto a me (Mt 25,40): “ogni volta che avete dato da bere, da mangiare, che avete dato un letto, una buona parola, un conforto… a uno di loro, l’avete fatto a me”. San Lorenzo, diacono a Roma, ai magistrati che gli intimavano di consegnare i beni ecclesiastici per aver salva la vita, additò i poveri della città come il vero tesoro della Chiesa: Ecco questi sono i nostri tesori: sono tesori eterni, non vengono mai meno, anzi crescono (cfr. Jacopo da Varazze, Legenda aurea CXVII)”.

“Dobbiamo tornare sempre ad alcuni grandi santi della Chiesa per capire cosa sia la carità: san Francesco, san Vincenzo de’ Paoli, madre Teresa di Calcutta. Vengono alla mente le sue risposte alle domande di un giornalista: «Perché lo fate?». «Lo facciamo per Gesù» (cfr. Edward Le Joly, Lo facciamo per Gesù. Madre Teresa e le Missionarie della carità, San Paolo, 2003). Qui, dunque, troviamo il dinamismo profondo della vita umana che è donare. Doniamo un po’ del nostro tempo a queste persone, condividiamo la loro vita e le loro necessità come Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, ha condiviso la nostra esistenza umana. Qui, nella carità, c’è la scuola dell’esistenza cristiana”.

“Cari fratelli, ho voluto iniziare anche da qui il mio cammino verso la Cattedrale, verso la Diocesi, verso questa mia nuova responsabilità. Saluto i responsabili di questa casa e tutti coloro che la abitano. Ringrazio don Walter Rinaldi, delegato vescovile per i sacerdoti anziani e malati, per le parole di benvenuto che mi ha rivolto.


Alla Casa del clero anziano di Montecchio

“Il mio episcopato si inserisce in una lunga, gloriosa storia di centinaia di anni. Di questa storia, fatta di vescovi, di migliaia di preti e religiosi, ma soprattutto segnata dalla continua presenza, su questa terra, del popolo cristiano, voglio farmi discepolo. Per essere maestro devo essere discepolo. So di essere l’ultima onda di un grande fiume che mi precede. Nello stesso tempo so che questa storia non devo ripeterla, ma riviverla con voi in modo nuovo, così che parli ancora al nostro cuore e al cuore e alla mente degli uomini”.

“Sono qui, poi, per ringraziare. Innanzitutto il vescovo emerito, monsignor Paolo Gibertini, che simbolicamente mi introduce nella storia e nella vita della Chiesa reggiano-guastallese. Attraverso questi sacerdoti anziani e malati desidero ringraziare tutti i sacerdoti della nostra Chiesa per la loro fede, la loro carità, la loro operosità. Immagino attraverso quali sacrifici possa spesso passare la loro vita! A voi che vivete in questa casa e a tutti i sacerdoti malati e infermi voglio dire: il sacerdozio non è solo predicazione, celebrazioni liturgiche, rapporti educativi”.

“Esso è soprattutto offerta di sé, intercessione, ponte tra la terra e il cielo. Accettando questo tempo di ritiro forzato dalla vita pastorale, voi non smettete di essere sacerdoti. Lo siete in modo eminente. Nell’identificazione alla passione di Gesù, partecipate efficacemente alla missione del vescovo e del popolo cristiano. Di questo vi sono immensamente grato. Cari fratelli, tutto sarebbe veramente troppo gravoso se non ci fosse dato di godere del dono della comunione, dell’amicizia, del sostegno vicendevole. A tutto ciò vorrò dedicare il tempo più importante delle mie giornate”.

Alla Basilica della Ghiara

La prima tappa pubblica è stata invece l’arrivo, intorno alle 15.30, davanti alla Basilica della Ghiara in corso Garibaldi a Reggio Emilia. Dopo una sosta di preghiera davanti all’immagine della Madonna di Reggio, alla quale il nuovo vescovo ha portato in omaggio tre doni personali e ha rivolto una supplica per affidare a Maria il suo episcopato, mons. Camisasca ha ricevuto il saluto dei giovani reggiani e ha risposto alle loro domande.

Cari fratelli e sorelle, cari amici, entro da qui, da questa porta verso la nostra Chiesa. Maria è la porta che non si chiude mai, colei che sempre soccorre, che sempre possiamo invocare come Madre, a cui sempre possiamo chiedere le grazie di cui abbiamo bisogno. Reggio, non dimenticare tua madre! Lei ti condurrà ai beni che non passano, alle gioie che consolano e arricchiscono, alle verità che non sono cancellate dal tempo. Preghiamo assieme Maria perché ci conduca a conoscere suo Figlio. Qui, alla Ghiara, la vediamo mentre adora colui che ha generato. Lo riconosce come Dio e presenta se stessa alla nostra venerazione come Madre di Dio”.

Preghiera scritta dal vescovo per questa occasione:

Madonna della Ghiara, regina di Reggio Emilia,
Madre del nostro popolo e della nostra terra, che hai confortato la fede degli umili con i miracoli che la tua preghiera ha ottenuto da Dio, vieni anche oggi in nostro soccorso.
Mostra la tua maternità, dona il tuo aiuto a tutti coloro che ti invocano, confidando soltanto nel tuo sguardo misericordioso.
Soccorri i poveri, i malati, coloro che sono soli, disperati. Fatti conoscere da quelli che non ti conoscono.
Vieni incontro a chiunque ti invoca stretto dalla necessità.
Mostra a noi tuo Figlio. Durante questo anno della Fede rinnova la fede del tuo popolo reggiano-guastallese, dona a tutti una fede viva, forte, consapevole, che apra la nostra vita alla speranza e alla carità.
Prenditi cura dei sacerdoti, dei seminaristi, dei giovani, dei bambini, delle famiglie.
Guarda al nuovo vescovo che confida nel tuo aiuto di Madre.
Guidaci tutti verso tuo Figlio. Siamo tutti tuoi figli, il tuo popolo santo, benché fatto di peccatori, su questa terra emiliana.
Liberaci dal male, dal peccato, dalle calamità, in particolare dai terremoti.
Di te si è detto: adoravit quem genuit, ha adorato colui che ha generato. Rendici uomini e donne che riconoscono in Dio il Creatore e il Salvatore fatto uomo. Egli risplende nell’umiltà del presepe, nell’umiliazione della croce, nella luce gioiosa della resurrezione.
Amen.

Successivamente il vescovo e i giovani sono usciti dalla basilica mariana reggiana per incamminarsi insieme lungo la via Emilia in direzione di piazza del Duomo, dove sul sagrato della cattedrale ha ricevuto il saluto del sindaco di Reggio Graziano Delrio e della presidente della Provincia di Reggio Sonia Masini, ai quali mons. Camisasca ha risposto con un breve intervento. Dopo l’ingresso fisico del vescovo in una cattedrale gremita da 1.500 fedeli ha avuto inizio la santa Messa di insediamento.

Il nuovo vescovo è stato presentato e insediato dal vescovo metropolita della provincia ecclesiastica dell’Emilia (che comprende le diocesi da Piacenza a Modena) mons. Antonio Lanfranchi, arcivescovo di Modena-Nonantola. Camisasca ha ricevuto anche il saluto di mons. Lorenzo Ghizzoni, ex vescovo ausiliare della diocesi reggiana-guastallese, della segretaria del consiglio pastorale diocesano Virginia Scardova e un omaggio da parte di alcuni rappresentanti delle diverse vocazioni della chiesa locale.

L’omelia
“Cari fratelli e sorelle – ha esordito il nuovo vescovo nella sua prima omelia reggiana – il Signore mi dona la grazia di fare l’ingresso nella Diocesi che Gesù mi ha affidato, attraverso il mandato del Papa, nella domenica gaudete, nella domenica della letizia, della gioia. Proprio la gioia è la nota principale delle letture che abbiamo ascoltato, anche del Vangelo, che esplicitamente non parla di essa, ma pur sempre di evangelizzazione, di una notizia che è fonte di esultanza”.

“Gesù sta per arrivare, dice il Battista (cfr. Lc 3,16). Gesù è arrivato, è qui, è vicino, sta per venire ancora. Dice Paolo ai Filippesi: Ve lo ripeto, state lieti, il Signore è vicino (cfr. Fil 4,4-5). Ci troviamo, così, nel cuore dell’Avvento, che è attesa e preparazione e infine scoperta di Gesù presente. Ma ci troviamo anche nel cuore del ministero del vescovo. È lo stesso ministero di ogni sacerdote, di ogni cristiano, della Chiesa intera: fare esperienza della presenza di Gesù e rivelarla al mondo. Sono venuto per questo e, oserei dire, solo per questo. Per questo e per tutto ciò che può aiutare questa rivelazione”.

“Cosa occorre al vescovo, cosa occorre a voi, a voi preti, a voi religiosi e laici per vivere questa bellissima esperienza, per scoprire le tracce di Dio presente e mostrarle agli uomini? Permettetemi di dirlo, almeno brevemente, sperando di avere presto l’occasione di tornare sopra questi accenni: occorre silenzio, occorre preghiera, occorrono compagni di viaggio”.

“Silenzio, perché la moltitudine di parole e di immagini non cancelli in noi la possibilità di vedere e di udire. Solo un’educazione dello sguardo e del cuore può ridarci la capacità di innamorarci ancora della verità, della bellezza, della giustizia, del bene, che sono tutti nomi di Dio. Silenzio per ascoltare la voce di Dio che parla in molti modi, attraverso suo Figlio e lo Spirito. Parla attraverso la Chiesa nella Sacra Scrittura, nei sacramenti, nel magistero, nella vita dei santi sulla terra e in cielo”.

“Occorre, poi, la preghiera, il riconoscimento del nostro essere creature bisognose di Dio, che ci ha creati perché ci ama e ci ha salvati gratuitamente, senza nessun nostro merito, perché il suo amore non è fermato dal male. Senza Dio, si spegne la luce nella vita dell’uomo. Senza Dio la vita dell’uomo diventa incomprensibile e perfino, talvolta, insopportabile, con tutto il carico di ingiustizie che essa comporta”.

“Siamo nell’anno della Fede: vorrei aiutarvi a scoprire Dio, vorrei scoprirlo io con voi, vorrei farlo scoprire a chi non lo conosce. Vorrei aiutarvi a scoprire in lui il Padre, colui da cui veniamo, a cui andiamo, colui che guida la nostra vita senza sostituirsi alla nostra libertà, ma che è provvidente e misericordioso. Dio Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo”.

Dal silenzio e dalla preghiera scaturirà, poi, il desiderio di conoscere. Vorrei riprendere in mano con voi il Catechismo della Chiesa Cattolica e i documenti più importanti del Concilio Vaticano II. Certamente in molte parrocchie e comunità già lo si sta facendo. Durante l’anno liturgico commenterò i misteri della vita di Gesù con questi testi nelle mani”.

“La preghiera e il silenzio trovano nella celebrazione della Messa la loro massima espressione settimanale. Desidero vivere con voi la liturgia, avendo come stella polare l’insegnamento del nostro Papa Benedetto XVI. Celebrare con sobrietà, dignità, senza protagonismo, lasciando a Gesù e alla sua opera il centro della scena”.

“Se voglio pregare, studiare, predicare, celebrare l’eucarestia, se voglio privilegiare i rapporti diretti e personali, se voglio incontrare la gente, dovrò rinunciare ad altro. Chiedo a Dio la grazia di un carico amministrativo leggero, di ridurre all’essenziale le riunioni, gli incontri di rappresentanza, i convegni. Dio mi aiuterà. Senza dimenticare nessuno, vorrei dedicare tempo ed energie ai preti, ai giovani, alle famiglie”.

“Conto di incontrare i primi, riuniti per zone, entro giugno, i giovani durante la Quaresima, le famiglie nelle mie visite alle parrocchie, ma già domenica 30 dicembre qui in Cattedrale nei Vespri della Sacra famiglia. Ho detto, infine, che occorrono i compagni di viaggio. Dio ci chiama personalmente, ma non ci lascia individui isolati, chiusi in un dialogo intimistico con lui. Dio ci chiama per far parte del suo popolo. E il suo è un popolo eucaristico, formato da tante comunità radunate attorno al vescovo, nell’obbedienza al suo ministero e in comunione col vescovo di Roma”.

“Compagni di viaggio sono tante persone a cui la nostra vita è legata e come consegnata nella comunione cristiana. Famiglie, parrocchie, comunità religiose, sacerdotali, Istituti religiosi, compagnie vocazionali, amicizie cristiane, associazioni, movimenti, comunità laicali,… tante diverse forme canoniche ed esistenziali, espressione di un unico principio: a Dio si va come membra del suo popolo, pellegrino nel tempo verso l’eterno. Dobbiamo riscoprire assieme la bellezza e la fecondità della nostra appartenenza ecclesiale”.

“È tempo ora di proseguire la nostra liturgia. Vorrei ritornare alla parola dell’inizio: la Chiesa ci invita alla letizia. Ma è possibile l’esperienza della letizia nel nostro tempo, nelle nostre condizioni di vita? Sì, se riconosciamo la realtà annunciata dai profeti e dall’apostolo: Dio è presente, è uno di noi, si è fatto uomo per essere vicino, incontrabile, familiare. Non angustiatevi, allora, ma fate presenti a Dio le vostre necessità (cfr. Fil 4,6). Il Signore ha revocato la nostra condanna. Non temeremo più alcuna sventura (cfr. Sof 3,15)”.

“Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore (Sof 3,16-17). Diciamo assieme: mia forza e mio canto è il Signore (Es 15,2; Ps 117,14; Is 12,2)! Amen”.

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