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Con l’«Et expecto resurrectionem» di Messiaen, l’atto liturgico è musica

Nel titolo della composizione che Olivier Messiaen (1908-1992) ha scritto nel 1964, Et exspecto resurrectionem mortuorum, sono già racchiusi gli elementi cardine intorno ai quali ruota l’intero mondo di riferimento estetico e spirituale che ha marchiato a fuoco l’impronta creativa del maestro francese lungo tutto l’arco della sua esistenza; il senso dell’attesa, innanzitutto, ma anche l’urgenza espressiva di un sentimento religioso insopprimibile e la centralità dell’esperienza di una fede vissuta in modo profondo e pubblico.
Il lavoro gli venne commissionato dall’allora ministro transalpino della cultura André Malraux, che voleva dedicare un Requiem alla memoria delle vittime dei due conflitti mondiali; Messiaen si spinse oltre e concepì una partitura che potesse ricoprire un ruolo universale e un significato trascendente, secondo un intendimento che si è sempre rivelato fondamentale nella sua attività di compositore: «compiere un atto liturgico, ossia trasferire una sorta di celebrazione religiosa nelle sale da concerto». Ne è così nata un’opera grandiosa e solenne che, anziché soffermarsi sugli orrori della guerra e sulle sofferenze di un’umanità lacerata dall’odio, si è invece rivolta idealmente al messaggio di pace e speranza fondato sulla Resurrezione di Gesù.
La struttura dell’opera si articola in cinque distinti movimenti, ciascuno dei quali è intitolato con citazioni di passi biblici, mentre l’organico prevede un’imponente sezione di fiati (34 strumenti tra ottoni e legni) e un’ensemble di percussioni metalliche; l’incisione discografica realizzata dall’Orchestre National de Lyon diretta da Jun Märkl (cd pubblicato da Naxos e distribuito da Ducale) rende merito della fortissima tensione che attraversa da cima a fondo la composizione – dalla cupa progressione armonica d’apertura al progressivo fascio di luce che rischiara il cantico di preghiera finale – dove la ricchezza degli spunti di meditazione va di pari passo con la ricchezza timbrica di un apparato sonoro destinato a rivestire un ruolo principale nei grandi spazi aperti dal linguaggio altamente simbolico ed evocativo con cui Messiaen ha saputo ancora una volta conferire voce al Mistero che ha ottenuto la definitiva vittoria della vita sulla morte.

avvenire.it