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Con Dio un rapporto esclusivo

«Il primo comandamento vieta di onorare altri dèi, all’infuori dell’Unico Signore» (Catechismo 2110).
«Al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai», ammonisce Gesù (Lc 4,8 ), citando la legge antica (Dt 6,13). Il rapporto esclusivo a Dio – il solo Signore – è inverante e liberante per la creatura. È inverante il sentimento religioso dell’uomo: quella connaturale trascendenza che lo apre al sopra-naturale, alla sua grandezza e alla sua venerazione. La invera come incontro interpersonale, rapporto col Dio-Persona, con cui l’uomo entra in relazione di parola e di amore. E del quale non c’è uguale, perché uno solo è l’Assoluto, uno solo il Signore, da cui e per cui l’uomo è ed è sottratto al non essere. A cui solo va l’adorazione: atto di sottomissione ed insieme di gratitudine, di lode e di supplica, che implica tutta l’esistenza. «La vita umana si unifica nell’adorazione dell’Unico» (Origene). Si disperde nel politeismo, «movimento senza meta da un signore all’altro» (papa Francesco). Al tempo stesso il rapporto esclusivo a Dio è liberante, perché sottrae sia al determinismo di un divino numinoso e senza volto, di natura paranormale, animistica o panteistica; sia alla dispersione idolatrica del sentimento religioso, che proietta su pseudo-assoluti – «opera delle mani dell’uomo» (Sal 114,4) – il culto e l’adorazione.
Lo sviamento esoterico e idolatrico della religione non è un fenomeno del passato e un retaggio di popoli primitivi. C’è oggi un paganesimo di ritorno. Sia nella natura numinosa e vagamente sacrale di nuove mode religiose, dove la divinità prende le forme dell’Energia Cosmica e il culto quelle della sinergia vitale. Sia negli assemblaggi sincretistici di elementi religiosi offerti all'”emporio” delle religioni. Sia nella creazione di nuovi pantheon e nuovi idoli, persone e cose, fatte oggetto di veri e propri atti di culto. Autentiche forme di surrogazione religiosa in una socio-cultura vieppiù secolare e agnostica, che scivola dalla fede nell’idolatria, fino alla sua aberrazione satanica. Aveva visto bene Karl Barth: «Quando il cielo si svuota di Dio, la terra si popola di idoli».

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