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Comunità parrocchiale di S. Stefano e S. Zenone Verbale n. 8 del Consiglio Pastorale Parrocchiale – Febbraio 2013

Comunità parrocchiale di S. Stefano e S. Zenone

Verbale n. 8 del Consiglio Pastorale Parrocchiale – Febbraio 2013

Il giorno 12 Febbraio 2013, alle ore 21.00, nei locali della Parrocchia di S. Stefano, si riunisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale presieduto dal parroco Don Fabrizio Crotti, con il seguente ordine del giorno:

  • relazione sulla scheda 3 “Un mio domestico sarà mio erede” tentativi umani di realizzare la promessa del sussidio Risvegliare la Fede. Sui passi di Abramo a cura di Giorgia Montruccoli;
  • breve discussione su quanto emerso dalla relazione;
  • organizzazione definitiva delle attività da svolgersi in Quaresima;
  • varie ed eventuali.

 

Sono presenti i Signori: Meza Delcy, Monica Fabrizia, Montruccoli Giorgia, Moretti Maura, Mussini Elena, Ori Davide, Prandi Franco, Ruozi Giuseppe, Serrone Giuseppe, Sr. Assunta, Sr. Marilisa.

 

Introduzione del parroco

Don Fabrizio commenta brevemente le dimissioni del papa Benedetto XVI ritenendole un gesto molto significativo, frutto di una scelta ponderata, effettuata da una persona estremamente coerente con se stessa, che ha deciso di lasciare un servizio importante per la Chiesa per l’impossibilità di svolgerlo al meglio a causa di motivi fisici.

La scelta del papa è quindi una testimonianza fondamentale, che mostra il pontefice non come un leader attaccato ai privilegi derivanti dal suo ruolo, ma come l’artefice della decisione serena di cedere il testimone a qualcuno che sia più idoneo a  servire la Chiesa.

 

Riflessione sulla scheda 3 “Un mio domestico sarà mio erede” tentativi umani di realizzare la promessa (Genesi 15-16)

Il Parroco lascia la parola Giorgia Montruccoli che illustra le sue riflessioni sulla scheda  n. 3 contenuta nel sussidio Risvegliare la Fede. Sui passi di Abramo.

Abramo è tornato dalla battaglia e ha rifiutato l’offerta del re di Sodoma.

Il Signore dice ad Abramo: “Io sono il tuo scudo e la tua grande ricompensa”. Questo significa che Dio non permetterà che il suo servitore sia in perdita per aver rifiutato l’offerta del mondo: per Abramo infatti era molto meglio essere al riparo dietro lo scudo di Dio e aspettare la sua “grande ricompensa” che rifugiarsi sotto la protezione del re di Sodoma accettando i suoi “beni”.

Questo ci insegna che nessun colpo del nemico può penetrare lo scudo che protegge il discepolo del Signore che, se segue la retta via da Lui indicata, verrà ricompensato per mezzo dello Spirito Santo.

Quindi Abramo chiede al Signore: “Cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliézer di Damasco”. Infatti Abramo desiderava avere un figlio perché sapeva dalla parola di Dio che la sua progenie avrebbe ereditato il paese. Il Signore gli risponde che il suo erede non sarebbe stato il suo domestico, ma uno nato dalla sua carne e lo invita a guardare in cielo e contare le stelle, dicendogli che tale sarebbe stata la sua discendenza.

L’eredità in tutta la sua distesa e la sua magnificenza si manifesta agli occhi di Abramo, ma egli si chiedeva dove fosse il suo erede, perché sapeva di  essere già avanti negli anni e che sua moglie Sara era sterile.

Proprio quando le cose sembrano impossibili, si manifesta la potenza di Dio. Quando l’anima contempla il Dio di resurrezione non ci sono limiti alle benedizioni, perché nulla è impossibile a chi può dare la vita a un morto.

L’iniziativa, come in altre occasioni, viene presa totalmente da Dio, che chiede all’uomo soltanto di accogliere il dono e di aprirsi alla relazione con Lui.

Abramo crede alle parole del Signore, ma gli chiede una prova per aver conferma di quanto gli è stato promesso. A questo punto il Signore decide di stipulare un’alleanza con Abramo e gli fa prendere degli animali, che vengono divisi in due, una metà viene collocata di fronte all’altra, poi Dio fa scendere un torpore su Abramo che è assalito da terrore e grande oscurità. Quando si fa buio fitto un braciere fumante e una fiaccola ardente passano in mezzo agli animali divisi.

La storia di Israele si può riassumere in queste due figure: “la fornace fumante” e la “fiamma di fuoco”. La prima rappresenta le diverse epoche nelle quali gli Israeliti sono stati messi alla prova e hanno sofferto: la lunga schiavitù in Egitto, il tempo della loro soggezione ai re di Canaan, quello della loro cattività in Babilonia e infine il tempo della loro dispersione. Si può considerare Israele come un popolo che passa attraverso la fornace fumante in tutti questi differenti periodi.

La fiamma di fuoco, o torcia di fuoco, è l’immagine delle fasi della storia d’Israele, nelle quali Dio appare in grazia per soccorrere i suoi: tale è la liberazione dall’Egitto per mano di Mosè, la liberazione dalla potenza dei re di Canaan, il ritorno da Babilonia e da ultimo la liberazione finale del popolo, quando Dio apparirà nella sua gloria.

Non si giunge all’eredità se non passando attraverso la fornace fumante e più il fumo della fornace è denso, più sarà brillante la fiamma della salvezza divina.

 

L’alleanza del Signore è unilaterale, a questa Abramo risponde portando avanti testardamente il suo desiderio di avere un erede; così succede spesso anche nella nostra vita, perché spesso facciamo fatica a metterci davvero in ascolto dei modi e dei tempi del Signore, per fare di noi secondo la sua volontà.

A questo punto vediamo l’incredulità prendere possesso dello spirito di Abramo e, ancora una volta, distoglierlo per un certo tempo dal retto sentiero della fiducia in Dio. Infatti sua moglie Sara è impaziente e incredula, perché sa di essere sterile e quindi di non poter dare un figlio ad Abramo, e pensa a un espediente umano per vedere realizzata concretamente e in tempi brevi la promessa del Signore. Credere ad una promessa e aspettarne pazientemente l’adempimento sono due cose molto diverse: infatti Abramo manifesta la fede in Dio, però poi manca di pazienza nell’attendere. Di fronte a un Dio che tarda a dare risposte, Sara, pensando che il Signore fosse venuto meno alla promessa, pensa di risolvere la questione della discendenza usando come espediente per raggiungere il suo scopo la sua serva egiziana Agar, dimostrando di avere perso il sentimento della presenza di Dio e di avere dimenticato che la fedeltà di Dio non viene mai meno.

In questo caso è evidente che Agar non era uno strumento adoperato da Dio per compiere la promessa fatta ad Abramo. Dio infatti gli aveva promesso un figlio, ma non aveva detto quel figlio sarebbe stato quello di Agar e il racconto biblico ci insegna che Abramo e Sara accrebbero le loro pene, ricorrendo ad Agar, poiché la serva, dopo avere concepito, disprezzò la sua padrona: il risultato della loro fretta a ricorrere a mezzi umani fu dunque l’inizio dei dispiaceri per la famiglia di Abramo.

Quando abbiamo mancato siamo sovente disposti a dare la colpa a un altro, anche quando l’errore è frutto delle nostre azioni. Quando sbagliamo, invece,  dobbiamo portarne le conseguenze e non possiamo sottrarci ad esse per mezzo dell’orgoglio e della violenza. Le nostre scelte, non dettate dalla volontà di Dio, non vanno a buon fine e, quando sbagliamo, dovremmo umiliarci, confessare il nostro fallo e aspettare da Dio la liberazione.

Il racconto della nascita di Ismaele sottolinea la fragilità dei passi degli uomini se non sono sostenuti dalla forza di Dio. Eppure il Dio di Abramo è anche il Dio di Agar, colui che sa guardare, ascoltare anche gli altri, i lontani, i cacciati, i nemici, in nome di un amore che supera le distinzioni degli uomini.

Tutti quelli che seguono il retto cammino incontreranno senza dubbio prove e pene, ma possono essere certi che saranno più che compensati dalla gioia e dalla felicità che riceveranno; ma quelli che si allontanano da esso incontreranno prove molto maggiori senza compenso alcuno.

Tutti gli sforzi che facciamo per raddrizzare i nostri errori da soli, senza prima averli pienamente confessati, non fanno che rendere il nostro cammino più difficile. Perciò Dio ha voluto che Agar ritornasse dalla sua padrona e mettesse al mondo un figlio, che non era il figlio della promessa, ma una prova per Abramo e la sua casa, fino al giorno in cui il Signore decise che questa convivenza dovesse avere fine.

Bisogna che le cose seguano il loro corso: “Quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà, perché chi semina per la propria carne, mieterà dalla carne corruzione, ma chi semina per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna” (Gal. 6; 7-8).

Dio perdona il peccato e ristora l’anima, ma è necessario che raccogliamo quello che abbiamo seminato. Abramo e Sara ebbero da sopportare per anni la presenza della serva e di suo figlio, e non poterono sbarazzarsi di loro se non al momento voluto da Dio.

Vi è una benedizione particolare nell’abbandonarci a Dio. Uno dei caratteri distintivi della fede è quello di lasciare sempre a Dio il campo libero per la manifestazione di Se stesso, e, certamente, quando Dio si manifesta, il posto che si addice all’uomo è quello di un felice adoratore.

 

Al termine dell’intervento, il Parroco e gli altri membri del Consiglio pastorale Commentano riportando le proprie riflessioni:

  • Don Fabrizio sottolinea come noi dobbiamo accettare la volontà di Dio che non sempre corrisponde alla nostra. L’azione intrapresa da Abramo e Sara, che hanno cercato di “sveltire la mano di Dio”, poiché le sue promesse tardavano a realizzarsi, è molto umana. Ma è Dio che porta avanti la storia e i Suoi progetti e l’uomo non può pensare di sostituirsi a Lui e di far agire il Signore secondo la propria volontà.
  • Delcy Meza dice che ogni giorno la Parola di Dio è nuova e che Dio è paziente e sopporta le rotture continue dell’alleanza da parte dell’uomo, come ha fatto con Abramo, dalla cui discendenza è nato il popolo eletto di Israele. Delcy aggiunge che la pazienza che il Signore ha dimostrato nei confronti di Abramo deve essere un modello anche nella gestione delle ospiti della Casa d’accoglienza di via Guasco, la cui conduzione è spesso molto faticosa.
  • Sr Assunta precisa che Dio sa sempre ricavare il bene anche dalle esperienze non sempre positive e dagli errori dell’uomo che, essendo libero di agire, finisce spesso per infrangere il patto con Dio; nell’ottica di Dio, tuttavia, gli errori servono all’uomo per imparare ad agire meglio.
  • Giuseppe Ruozi, alla luce anche della sua esperienza personale e dei suggerimenti del figlio Don Giovanni, ritiene che, anche se spesso con una certa fatica, l’uomo, meditando, può trovare il lato positivo di ogni situazione, a patto che si apra maggiormente agli altri  per dare e ricevere aiuto. In quest’ottica, anche la vecchiaia, come dice Don Giovanni, pur con le sue difficoltà,  può essere una fase preziosa della vita, se viene considerata l’occasione per essere di esempio agli altri, per intrattenere relazioni con il prossimo, per visitare le persone, per pregare e per meditare.
  • Fabrizia Monica sostiene di apprezzare in modo particolare la scena in cui il Signore invita Abramo a guardare il cielo e contare le stelle, perché le richiama l’atteggiamento di Gesù in preghiera e le scelte scaturite da questi momenti di raccoglimento; anche noi, nei momenti buio e di dubbio,  dovremmo uscire dalla nostra solitudine e metterci in preghiera davanti al Signore per ascoltare la sua voce e per capire come comportarci.

 

organizzazione definitiva delle attività da svolgersi in Quaresima

  • Elena Mussini comunica al Consiglio Pastorale le decisioni prese dal Gruppo Liturgico relativamente alle liturgie del periodo di Quaresima e del periodo pasquale (si vede verbale del Gruppo Liturgico di venerdì 8 Febbraio 2013).
  • I gruppi di Vangelo nelle case si terranno a partire da  martedì 19 febbraio  per cinque martedì presso le case di Bertani Elsa, Lidner Anna Maria, Zanetti Paola; da giovedì 21 febbraio per cinque giovedì presso l’abitazione di Falbo Giuseppe (si veda il relativo volantino distribuito in chiesa).
  • Don Fabrizio terrà due incontri di carattere formativo in Parrocchia per approfondire e meditare la Parola domenica 24 febbraio e domenica 10 marzo alle ore 16.

 

Varie ed eventuali

Il Consiglio Pastorale si riunirà nuovamente mercoledì 6 marzo 2013 alle ore 21; la relazione sulla scheda 4 è affidata a Franco Prandi.

 

Non restando altri argomenti di cui discutere, dopo la preghiera di gloria e ringraziamento al Signore, la seduta è tolta alle ore 22.30.

 

Il presidente  Don Fabrizio Crotti                                    Il segretario Elena Mussini