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Commento alle letture di Domenica 11 Novembre di don Fabrizio Crotti

L’importante non è essere esperti di questioni religiose ma capaci dell’amore e del dono di sè…

Il significato complessivo della pericope evangelica può essere colto nel
contrasto tra la religiosità degli scribi e quella della vedova. Gesù non
esorta i discepoli a diventare scribi ma a buttare nel tesoro di Dio tutta
la loro vita. L’importante non è essere esperti di questioni religiose ma
capaci dell’amore e del dono di sè. Gesù non assolutizza mai gruppi
particolari (scribi, ricchi, vedove, ecc.), non dice “occorre diventare
come le vedove” ma piuttosto “occorre diventare come le persone capaci
di vivere la loro religiosità a prezzo della intera vita”. L’accostamento
tra il brano evangelico e la prima lettura è evidente nei tratti comuni
della vedovanza con una piccola diversità tra le due vedove. La donna
del vangelo offre spontaneamente il molto poco che ha per vivere mentre
la vedova di Sarepta arriva al dono generoso guidata dalla parola di
Elia che richiede e promette. La vedova del tempio e quella di Sarepta
possono rappresentare le due dimensioni della carità, quella verso Dio
e quella verso il prossimo. Nella loro vicenda esse nascondono la diversità
delle logiche con cui si può arrivare all’amore: per il cammino
spontaneo che sviluppa un’intuizione generosa, oppure per la via di
un’obbedienza impegnativa sotto la spinta che proviene dalla parola di
Dio. Per quanto riguarda la seconda lettura si può facilmente immaginare
che Gesù mentre osserva la vedova “donare” quanto ha per vivere
individui in lei una partecipazione alla propria autodonazione.

don Fabrizio Crotti